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ALLA SCOPERTA DEL PIANETA
ROSSO!
Su Marte, da
sempre regno incontrastato di misteri alieni e di futuribili meraviglie,
si svolge l'inedita e poetica avventura di Nathan Never realizzata
da Michele Medda e Onofrio Catacchio per l'Almanacco della Fantascienza
2001. In trasferta sul Pianeta Rosso per rintracciare Amelia McCann,
evasa da un penitenziario terrestre, il nostro Agente Alfa dovrà
fare i conti con una organizzazione criminale, anch'essa sulle tracce
della fuggitiva per farle pagare uno "sgarro". Intanto,
Amelia si appresta a lasciare Marte, ben consapevole che le resta
una sola possibilità, l'ultima... Nei servizi redazionali che
arricchiscono l'Almanacco, potrete esplorare poi le Terre di Mezzo
ideate da J. R. R. Tolkien (il creatore del "Signore degli Anelli"
e de "Lo Hobbit"), incontrare gli X-Men di Stan Lee e Jack
Kirby (recentemente trasformati in kolossal cinematografico da Bryan
Singer), visitare gli strani, perturbanti universi illustrati da Karel
Thole (che, per venticinque anni, ha sintetizzato, sulle copertine
di "Urania", i più bei romanzi della science-fiction
mondiale) e aprire segretissimi Dossier Ufo, scoprendo la fervida
attività di caccia agli umani perpetrata per anni dagli extraterrestri.
Di questi articoli vi offriamo qui di seguito un piccolo assaggio. |
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Un anello
per Bilbo
"Tre Anelli
ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende, sette ai principi
dei Nani nelle loro rocche di pietra,/ nove agli Uomini Mortali
che la triste morte attende...". Come avrete capito dall'inizio
di questa filastrocca, nelle pagine che seguono non parleremo né
di astronavi né di alieni, né di robot né di
replicanti, né di universi paralleli né di galassie
lontane. Vi porteremo, invece, in un mondo popolato da Elfi, Nani,
Orchetti, Draghi, Ragni Giganti, Ent e Nazgul (attenendoci alla
traduzione italiana), ma soprattutto di Hobbit, minuscoli individui
"dolci come il miele e resistenti come le radici degli alberi".
Un mondo che gli appassionati del fantasy conoscono alla perfezione,
recitandone a memoria miti e cosmogonie, disquisendo su saghe e
genealogie, stilando dettagliate mappe e cronologie, analizzando,
parola per parola, lingue e dialetti che hanno fatto de "Il
Signore degli Anelli" di John Ronald Reuel Tolkien un libro
unico e, per molti aspetti, magico (nel 1997, fu votato da ben tre
sondaggi demoscopici inglesi come "miglior romanzo del Ventesimo
secolo"!), capostipite di un genere letterario mille volte
imitato e mai, a tutt'oggi, eguagliato. La Terra di Mezzo ideata
da Tolkien per la sua saga è, infatti, uno dei luoghi fantastici
più conosciuti e visitati della letteratura, ma anche uno
dei più ricchi di aneddotica e di materiale documentario
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I cacciatori
di uomini
Ma quale ET,
ma quali extraterrestri buoni e politicamente corretti! È
consolante pensare che, se esistono, i popoli di altri pianeti sono
benevoli e sempre pronti ad aiutarci. Ma se le cose fossero diverse?
Se LORO avessero per noi lo stesso interesse che noi dimostriamo
verso le formiche o verso una mosca rompiscatole? Non c'è
da stare allegri, vero? Eppure, tra i quintali di letteratura ufologica
in cui si spiega come gli alieni siano talmente progrediti da aver
dimenticato sentimenti primitivi quali l'odio o la cattiveria, compaiono
sempre dei capitoli su rapimenti di esseri umani e su mutilazioni
di animali, che gettano una luce diversa sui nostri fratelli venuti
dalle stelle. Sono i casi di "abduction" (cioè
di rapimento) e, a volte, per i poveracci che ne restano vittime,
non è previsto alcun ritorno. Il primo caso di rilievo -
anche se si tratta di un tentativo fallito - risale al 1954: in
Iran, Ghasim Faili raccontò di essere sfuggito per miracolo
agli artigli di un extraterrestre, che descrisse "con la testa
di elefante" (forse era un casco con un respiratore). Nel 1962,
un bambino assistette al rapimento del padre in località
Duas Pontas, Brasile. Raimondo Mafra, nove anni, prendeva il fresco
sulla veranda di casa con il padre Riveliño, cercatore d'oro.
Due Ufo scesero verso di loro, emettendo un lampo di luce intensa
come un'esplosione. Riveliño scomparve. E ancora oggi, di
lui non si è trovata traccia...
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Maestro
di visioni
Karel Thole,
il più grande pittore dell'Ignoto, disegnava paesaggi extraterreni
e incubi fantastici su un foglio di carta nera (lo "scratchboard",
detto così perché bisogna graffiarlo con il colore,
in modo che l'immagine sembri emergere dal buio). Sono scene ambientate
su pianeti lontani, tra sfondi apocalittici, in compagnia di mostri
memorabili: ecco irrompere fra i grattacieli di una città
impazzita una creatura flaccida, rugosa e alta venti piani, che
si aggira seminando demenza. Sull'altra sponda dello stagno di Matlin,
un essere tutto testa aspetta, paziente, che il gommone di un marine
gli arrivi a tiro; nello spazio, galleggia un ripugnante essere
alato, pronto a divorare ignare astronavi. Sono alcune delle incredibili,
spettacolari abominazioni immaginate dal maestro olandese in quarant'anni
di carriera. Scomparso nel 2000, a ottantasei anni, Thole - all'anagrafe
Carolus Adrianus Maria e in arte Karel - è stato definito
da Carlo Fruttero e Franco Lucentini "il massimo pittore della
fantascienza" e ci lascia in eredità un mondo fantasmagorico
fatto di migliaia d'immagini
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Per
una X in più...
Cosa succederebbe
se una mattina, svegliandovi, scopriste di non trovarvi più
nel vostro letto, ma in un luogo sconosciuto, e vi accorgeste di
avere la pelle blu e di sentire un leggero odore di zolfo nell'aria?
Che cosa potrebbe esservi successo? C'è più di una
risposta possibile (anzi, impossibile!) a questa angosciosa domanda.
Ma, fra le tante, quella giusta è che siete adolescenti,
vi chiamate Kurt Wagner, e avete appena scoperto di possedere straordinari
poteri. Siete un mutante! Siete un X-Man! E se non sapete che cosa
questo significhi, vi ricordiamo che, in campo scientifico (e soprattutto
fantascientifico), si intende per "mutazione" una modificazione
del codice genetico ereditato dai propri genitori. Dopo la Seconda
Guerra Mondiale, e in particolare dopo lo scoppio della bomba atomica,
due delle fobie principali della narrativa di anticipazione divennero
la possibilità di un disastro nucleare su scala planetaria
(gli appassionati di fantascienza conoscono sicuramente gli scenari
apocalittici di Mad Max e di Ken il guerriero!) e, per l'appunto,
la mutazione. Il timore che le radiazioni potessero contaminare
il genoma umano, degradandolo e dando vita a veri e propri mostri
(preferibilmente dall'aspetto disgustoso), affiorava con insistenza
nelle opere di sf, mentre, in parallelo, si affermava - fino a diventare
predominante, nella seconda metà degli anni Cinquanta - una
seconda tendenza, che immaginava una mutazione favorevole, in grado
di potenziare il corredo genetico dei terrestri. Questo spunto fu
ripreso, quasi otto lustri fa, da due autori di comics, Stan Lee
e Jack Kirby, ben lontani dall'immaginare che, un giorno, i loro
mutanti sarebbero diventati tanto popolari da spingere i produttori
di Hollywood a farli rivivere in un kolossal
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