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Grazie alle Edizioni If, proprio
nell’anno in cui compie quarant’anni, torna in edicola “Kolosso”, un eroe
che, come si legge sulla copertina del primo numero riprodotta qui accanto
(ne è autore il nostro Fabio Celoni), si presenta come “Nipote di Maciste –
Più forte di Ercole”. E già questo fa capire quali fossero le intenzioni dei
suoi autori: ironizzare sui forzuti dei comics e del cinema, ma anche sul
modello di società che si andava formando all’epoca del suo esordio (era il
1964), ricorrendo a brani di canzoni, titoli di film, notizie riportate sui
settimanali di attualità.
La caratteristica principale di Kolosso è che, grazie a una prodigiosa
Macchina del Tempo, ha il privilegio di vagabondare in luoghi e contesti
storici diversi uno dall’altro, sfruttando il suo fisico da culturista, ma
soprattutto dando origine a scatenate e divertenti sequenze, contraddistinte
da un ritmo quasi cinematografico.
Dietro la nascita di questo simpatico body-builder c’era un gruppo di
sceneggiatori e disegnatori capitanato da quel Mario Faustinelli che già
aveva fatto parte, nel 1945, del leggendario gruppo dei creatori del primo
comic-book italiano (“Asso di Picche”), al fianco, fra gli altri, di futuri
maestri come Dino Battaglia e Hugo Pratt. Nell’equipe di “Kolosso”
figuravano poi Carlo Porciani (che, con Rinaldo Dami e Renzo Calegari, aveva
collaborato alle serie bonelliane “I tre Bill” e “Big Davy”); Antonio
Canale, autentico maestro del fumetto italiano; Carlo Cossio, creatore di
“Dick Fulmine” e dominatore assoluto delle classifiche di vendita, per
almeno trent’anni; Virgilio Muzzi, ben noto ai lettori texiani come prezioso
fiancheggiatore di Aurelio Galleppini nella saga di Aquila della Notte, e
altri allora giovani talenti, quali Franco Paludetti e Sergio Tuis, tutti
collaboratori dell’agenzia di Roy D’Amy.

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