|

|
Il libro di Roberto Donati intitolato “Sergio Leone, America e Nostalgia” (edito da Falsopiano Light) esamina con particolare attenzione, fotogramma per fotogramma, la seconda trilogia cinematografica del grande regista romano, che segue la Trilogia del Dollaro (“Per un pugno di dollari”, 1964, “Per qualche dollaro in più”, 1965, e “Il buono il brutto e il cattivo”, 1966). Le opere in questione, con le quali si conclude la purtroppo esigua filmografia di Leone (appena sette titoli in ventun anni, partendo dall'esordio con “Il Colosso di Rodi”), appartengono alla Trilogia della Memoria. Si parte da “C'era una volta il West” (1968), ultimo balletto di morte dedicato a un mondo, quello del leggendario West, che sta tirando gli ultimi respiri. Si passa poi a “Giù la testa” (1971), il cui titolo originale, mantenuto per il mercato francese, è “C'era una volta la Rivoluzione”, cinica e forse fin troppo qualunquistica rilettura del periodo della Rivoluzione Messicana. Si conclude con il proustiano “C'era una volta in America” (1984), in apparenza una storia ambientata nel mondo della criminalità ebraica, ma, in realtà, una riflessione sul tempo che passa e sul vecchio cinema che fu (per esempio: i gangsters-movies di James Cagney, Humphrey Bogart e George Raft). Completa il piccolo, ma prezioso, volume, contenente numerose foto dei momenti salienti della carriera leoniana, una bella intervista a Sergio Donati, sceneggiatore abituale (da “Per qualche dollaro in più” a “Giù la testa”), già valente giallista negli anni Cinquanta-Sessanta, quando ancora il fenomeno nazionale del Giallo Italiano era ancora di là da venire, e imbarcato quasi sotto la minaccia di una Colt (impugnata dallo stesso Leone) sulla pericolante diligenza del western nostrano.
|
|