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Arriva in edicola il numero 16 di Brad Barron, il primo della trilogia conclusiva della mini-serie ideata da Tito Faraci. Quest’albo è speciale non solo perché racconta una tappa importantissima nella vita dell’eroe che combatte gli invasori Morb, ma anche perché segna l’esordio di un nuovo disegnatore in seno alla nostra Casa editrice. Cerchiamo di conoscere meglio Walter Venturi sottoponendolo a qualche domanda…
Nonostante i lettori strettamente bonelliani ti incontrino per la prima volta, la tua firma è apparsa su numerosi fumetti nel corso dell’ultimo decennio. Raccontaci come hai iniziato…
Intanto un “ciao a tutti!” è d’obbligo per me che sono un novello in casa Bonelli. La mia esperienza nel mondo dei fumetti comincia nel 1990 con un fumetto per adulti e una storia per bambini pubblicate grazie all’aiuto di Dino Caterini; nel ’94 comincio ad autoprodurmi con “Capitan Italia”, supereroe tricolore protagonista di dodici numeri disegnati da me e scritti anche da Roberto Recchioni, Lorenzo Bartoli e Diego Cajelli. Tra l’altro, di recente, un editore ha pubblicato tale “Capitano Italia”, ma questa è un’altra storia...
Con l’etichetta indipendente Factory ho successivamente disegnato una mini-serie di tre numeri, “Lost Kidz”, su testi di Recchioni e colori di MadCow, per esordire poi in Eura Editoriale con due episodi di “Napoli Ground Zero”, serie di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni. E da lì, liberi e mini-serie per Skorpio e Lanciostory. Dopo aver fatto una prova (accettata) per Dago mensile, sono stato felicemente coinvolto nella realizzazione dei numeri 2, 8, 22, 23 di John Doe e del 7 di Detective Dante, personaggi creati sempre dal magico duo Bartoli & Recchioni! Mentre disegnavo decine di pin-up per i più svariati editori, albi per bambini a non finire e una storia per adulti, in Disney ho realizzato le matite del settimo albo di Kylion e per i tipi delle Edizioni BD una storia breve di Brad Barron su testi di Tito Faraci, pubblicata nel libro “Anatomia di un eroe”. Paradossalmente è uscita prima questa storia che il mio albo d’esordio in Bonelli!
Come sei arrivato a collaborare con Sergio Bonelli Editore? Come è stato il tuo impatto con questa nuova realtà?
Un giorno, ero a pranzo, mi telefona Roberto Recchioni e mi dice telegraficamente: “Chiama Tito Faraci e Mauro Marcheselli, in Bonelli. Cercano uno veloce per realizzare un episodio di Brad Barron” - e attacca la cornetta.
Ho rischiato la morte per soffocamento da “carbonara”, per l’emozione! Così, ho fatto una prova di tre tavole e, nel giro di una settimana, mi hanno inviato la sceneggiatura del numero 16! Non ci credevo, è stato un po’ come prendere la laurea, per me che sono autodidatta…
Brad Barron è una serie ambientata negli Stati Uniti degli anni ’50, un periodo che il pubblico ha conosciuto visivamente soprattutto attraverso i film dell’epoca o che raccontano storie di quegli anni. Osservando le tue tavole ci pare di poter dire che tu ti sia divertito alle prese con questa ambientazione… è così, o hai avuto particolari difficoltà ad immergerti in quel tipo di scenografia? Che genere di documentazione ti ha fornito Tito Faraci per aiutarti nell’impresa?
Tito, oltre alla sua minuziosa sceneggiatura, mi ha fatto inviare un corposo volume della Taschen con tutte le pubblicità americane degli anni ’50 e mi ha indicato il film “Lontani dal paradiso”, ambientato proprio in quel periodo, come preciso riferimento visivo per ambiente e costumi. Io invece ho sfogliato con molto gusto decine di fumetti d’epoca e fatto una ricerca di foto dell’epoca su Internet, ovviamente. Riuscire a suggerire le atmosfere, i luoghi, di un determinato periodo, per me è importante quanto la narrazione.
Mentre ci apprestiamo a leggere l’avventura di Brad che hai disegnato, tu sei già alle prese con un albo di Demian, la nuova mini-serie che ha esordito in edicola da pochi mesi. Dall’America di mezzo secolo fa alla Marsiglia dei giorni nostri: come ti stai trovando con questo salto nel tempo e nello spazio?
Mentre per Brad Barron non ho potuto noleggiare la macchina del tempo, per la documentazione su Demian ho preso un volo per Parigi e ho scattato decine di foto, dato che il mio episodio si intitola proprio “Parigi”! Anche Ruju, comunque, mi ha fornito indicazioni e riferimenti a non finire, che mi sono stati utili per le prime 20 pagine ambientate a Marsiglia. In generale, se possibile, cerco sempre di visitare i luoghi in cui devo ambientare le storie, perché viaggiando posso far tesoro di sensazioni, profumi, suoni che cerco di esprimere in seguito attraverso la tavola disegnata.

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