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Dall’8 luglio ricomincia l’avventura di Nathan Never. Il mensile del nostro eroe fantascientifico ha ormai raggiunto la maggiore età, compiendo diciotto anni nel mese di giugno. È così giunto il momento di riproporre, a vecchi e nuovi lettori, le prime mitiche storie create dalla cosiddetta “Banda dei Sardi”, ovvero il trio formato da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna. Arriva, quindi, in edicola un corposo bimestrale, Nathan Never Granderistampa, che racchiude tre storie complete in ogni sua uscita. A dire il vero, nel primo albo della collana le storie sono addirittura quattro, dato che ripropone anche le tavole dello storico “Numero Zero”. Per festeggiare l’evento, non solo abbiamo pensato di regalare ai nostri visitatori un nuovo sfondo per la scrivania del loro computer (lo trovate nella sezione “
Download” del mini-sito del personaggio), realizzato da Max Bertolini, copertinista di questa ristampa, ma abbiamo anche voluto coivolgere i tre “papà” dell’Agente Speciale Alfa nell’intervista tripla che trovate in questa pagina.
Diciotto anni dopo tornano in edicola le prime avventure di Nathan Never. Che effetto vi fa rimettere gli occhi su quei primi albi? Vi riportano alla mente ricordi particolari, legati agli esordi?
Michele Medda: Come cantano Elio e le Storie Tese, a rivedere quegli albi "mi ha preso la saudade, eppure ero felice". A parte i ricordi personali - si era più giovani, con più speranze e con più capelli - c'è il ricordo di un momento particolare nella storia del fumetto italiano. Il boom di Dylan Dog è di quegli anni, c'era un entusiasmo forse irripetibile.
Antonio Serra:
Dato che sono il curatore della serie, di ricordi ne ho anche troppi! Potrei raccontare i problemi che ha creato ogni singola tavola! Ore e ore di lavoro per dare un po' di coerenza a quello che poi è diventato, negli anni, un vero e proprio universo. Dato che siamo ancora qui a parlarne, evidentemente quello sforzo ha dato i suoi frutti.
Bepi Vigna:
I ricordi che suscitano i primi albi sono tanti, ma soprattutto emerge com’è cambiato tutto in questo lasso di tempo. È cambiato molto anche il mondo del fumetto, perché prima c’era un’atmosfera molto più familiare, tra gli addetti ai lavori ci si conosceva tutti e ci si ritrovava periodicamente nei soliti appuntamenti fieristici. Ora molto meno, forse c’è anche più competizione. In diciotto anni è cambiata anche l’idea del futuro e la cosa interessante nel rileggere oggi le storie di Nathan è scoprire che la nostra serie ha registrato questo cambiamento. Dentro Nathan Never trovano riflesso vent’anni della nostra vita, e non mi riferisco solo alle vicende personali di noi autori (magari anche quelle), ma a tutte le trasformazioni della società, ai problemi, alle speranze e alle paure che hanno accompagnato tutti. Nel complesso mi sembra che, narrativamente, le nostre storie reggano abbastanza bene.
Guardando indietro e soffermandovi sulle quasi 220 storie della serie mensile, più gli speciali, i giganti, i maxi e così via, c'è qualcosa (un filone narrativo, lo sviluppo del personaggio o dei suoi comprimari, una specifica avventura) che, col senno di poi, avreste affrontato in maniera diversa?
MM: Se potessi tornare indietro nel tempo sarei molto più attento alla tecnologia (chiaramente, per quanto riguarda le mie storie). E non farei Legs mensile, ma programmerei due o tre speciali all'anno, non di più. Per il resto, credo che abbiamo fatto tutto quello che ci era possibile fare in quel momento, e non ho grandi rimpianti.
AS: Quando una storia viene consegnata al tipografo, io penso sempre di gridare: "fermate le macchine! Voglio cambiare tutto!". Mi pento di quello che ho fatto dopo pochi minuti, figuriamoci dopo quasi vent'anni. Ma ormai, come si dice, cosa fatta capo ha.
BV: Alcune scelte narrative sarebbero certamente diverse, ma è anche giusto che sia così, perché col tempo si cambia, ci si evolve, si cerca sempre di migliorare. Io sono particolarmente legato ad alcune storie, ma credo che se dovessi riscriverle ora sarebbero completamente differenti. Forse non mi piacerebbe neppure rimetterci mano, perché magari sono proprio quelle che mi hanno dato delle grandi soddisfazioni e le voglio conservare così.
Quale suggerimento vi sentireste di dare o cosa vorreste dire ai lettori che si avvicinano per la prima volta a Nathan Never proprio grazie a questa ristampa?
MM: Il suggerimento ovvio sarebbe di leggere quelle storie, ormai vecchie di quasi vent'anni, "storicizzandole". Ma è assurdo chiedere a un lettore di oggi di conoscere il contesto in cui è nata la serie. Mi auguro che a "storicizzare" Nathan Never e ad assegnargli il posto che gli spetta nella storia del fumetto italiano siano coloro che si occupano di fumetto a livello storico e critico. E che magari non pensavano che vent'anni dopo Nathan Never sarebbe stato ancora in edicola, e con un pubblico affezionato.
AS: Di divertirisi. C'è tanto entusiasmo in queste vecchie storie! Magari riescono a farsi contagiare!
BV: Non trovo giusto che un autore dia dei suggerimenti ai lettori. Ho fiducia sulla validità delle avventure che abbiamo scritto e sul fatto che i nostri personaggi siano caratterizzati in maniera interessante. L’unica cosa che posso dire è che spero che i nuovi lettori mostrino di apprezzare Nathan Never come il pubblico che ci ha seguito fino a oggi. Sicuramente posso ringraziare tutti i nathaneveriani, vecchi o nuovi che siano.
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