UN DEBUTTO NELL'INCUBO

 

 























 

 


    

             




Appassionato di cinema, torinese del 1969, Giancarlo Marzano, con la complicità del fratello Antonio, ha realizzato numerosi cortometraggi che hanno avuto l'onore della ribalta nella prestigiosa sede del Torino Film Festival. Qui, però, vi parliamo di lui sotto una veste nuova, poiché ha da poco debuttato come sceneggiatore per il nostro Dylan Dog, con "Le notti di Halloween", una suggestiva avventura, pubblicata sull'Almanacco della Paura 2004 e ambientata in un ameno (ma non troppo!) villaggio inglese.

Raccontaci del tuo primo incontro con il fumetto.
Il fumetto ha sempre fatto parte della mia vita, sin dalla prima infanzia quando mio padre la domenica mattina mi comprava un "giornalino" (come si diceva allora) scelto da me sulla base di un ferreo principio: in copertina doveva esserci disegnato almeno un mostro! Ma la passione vera e propria è nata alla fine delle elementari: mentre tv andava in onda il mitico "Supergulp!", una vicina di casa doveva sbarazzarsi della immensa mole di fumetti accumulata dal figlio e pensò bene di regalarli a me e a mio fratello . Passammo un'intera estate a leggerli: c'era di tutto, dai super-eroi a Braccio di Ferro, da Zagor a Cucciolo, e così via. Da allora, tra alti e bassi, non ho più smesso di leggere fumetti, e ovviamente è nata anche la voglia di realizzarli.

Prima di cimentarti con Dylan Dog, hai avuto altre esperienze come sceneggiatore di fumetti?

Dylan è la prima esperienza professionale, ma, come buona parte degli appassionati di comics, ho fatto la mia bella gavetta "fanzinara".  Nel 1991, pubblicai una rivistina, rigorosamente autoprodotta, intitolata "Gekman": conteneva quattro brevi storie, tutte scritte e disegnate da me e da mio fratello, ma firmate con altrettanti pseudonimi e realizzate seguendo stili differenti ("all'italiana", "all'americana", umoristico, eccetera). La fanzine, nel suo piccolo, si fece notare, ed ebbe una incoraggiante recensione su "Fumo di China", che apprezzò in particolare due dei "quattro autori" presenti. Peccato che durò un solo numero! Dopo quella prima e autarchica esperienza, ho collaborato con altre fanzine fumettare dell'area torinese ("Bugs", "Seppia"), durate un po' di più, ma tutte ormai morte e sepolte. In seguito, decisi di provare a fare il grande balzo.  Ed eccomi qui!

Quali sono i personaggi e gli autori del fumetto che hanno maggiormente influenzato la tua sensibilità?

Mmm . L'elenco potrebbe rivelarsi interminabile, ma cercherò di essere breve: sicuramente una grande influenza l'ha avuta il "Dylan Dog" di Sclavi (non è piaggeria, credetemi!), un fumetto adulto e, allo stesso tempo, impregnato del necessario "teen spirit", un'alchimia davvero difficile da realizzare, sintesi di fumetto popolare e autoriale. Adoro tutto quello che ha scritto Stan Lee per la Marvel, perché dava l'impressione di divertirsi come un matto a fare il suo mestiere, comunicava vero entusiasmo. Poi, in ordine sparso, "Alan Ford" (periodo Magnus-Piffarerio), il "Dark Knight" di Frank Miller, il "Conan" di Roy Thomas e John Buscema, "L'Eternauta" di Oesterheld, Zagor, Diabolik e vabbé, la smetto qua.

Letteratura e, nel tuo caso obbligatoriamente, cinema: due fonti inesauribili di nutrimento per l'immaginario. Quali sono le tue preferenze?

A prescindere dal quasi ovvio Stephen King, la mia predilezione va al classico dei classici: Omero! In particolare, "L'Odissea" contiene alcuni episodi horror davvero da brivido . Tornando a tempi più recenti, apprezzo i "classici moderni" del fantastico, Richard Matheson e Ray Bradbury, e, al di là dei generi, Joseph Conrad e Italo Calvino. Ultimamente mi sono "affezionato" a Edward Bunker e al suo hard-boiled "vissuto". Per quanto riguarda il cinema, le mie preferenze vanno a Sergio Leone, Sergio Leone e Sergio Leone. Ma anche a George Romero, John Carpenter e Quentin Tarantino: insomma, preferisco il cinema "di genere" rispetto a quello "d'autore", anche se considero le due categorie ormai superate, oltre che inutili. Un superamento avvenuto anche grazie all'opera di Stanley Kubrick, che è riuscito a essere, e rimanere, Autore, pur muovendosi costantemente in una logica di genere.

Dal cinema alla pagina disegnata: quali analogie e quali differenze hai riscontrato tra questi due modi di raccontare per immagini?

Le analogie sono molte, anche perché considero i due mezzi parenti stretti: il fumetto, per me, non è "letteratura disegnata", ma "cinema disegnato" (di conseguenza, il cinema è "fumetto in movimento"). A parte questa considerazione di massima, dal punto di vista puramente pratico, uno sceneggiature di fumetti quando scrive deve già avere in mente il montaggio. Nel fumetto, il ritmo deve essere già precisato in fase di scrittura prima che la storia venga assegnata al disegnatore, mentre al cinema questa preoccupazione viene posticipata: in sala di montaggio, si decide cosa, come e quanto tagliare. Inoltre, i dialoghi dei fumetti devono essere più brevi ed essenziali, non si può "sbrodolare", mentre al cinema sì (tanto poi si taglia). Per certi versi, è più difficile scrivere i dialoghi per un fumetto che per un film. Ma la differenza sostanziale rimane quella che, con il fumetto, uno sceneggiatore non deve tenere conto dei costi economici, è più libero
di immaginare e fantasticare. La riuscita di una storia ambientata nell'antica Roma, nella Londra odierna o nella galassia di Andromeda è più condizionata dalla capacità narrativa di chi scrive o dalla bravura del disegnatore che dal budget stanziato. Nel cinema, i costi (enormi) condizionano anche la fase creativa iniziale; in definitiva, si è meno liberi.