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L’ultima edizione del prestigioso
“Noir in Festival” (a Courmayeur, dal 4 al 10 dicembre 2003), è nata
quest’anno sotto il segno di Oreste del Buono, di recente scomparso. E a
illustrarne la locandina è stato chiamato Angelo Stano, un disegnatore
ben noto al pubblico dylandoghiano, che ha creato per l’occasione un
curioso collage di personaggi del cinema, della letteratura e del
fumetto, accostati tra loro, secondo un preciso gioco di incroci, in
omaggio alla versatile curiosità di OdB ma anche alla straordinaria
ricchezza di temi e atmosfere che, per comodità, riuniamo sbrigativamente
sotto le insegne del “noir”. Parliamo di questo (e altro) con lo stesso
Stano.
Quali sono i principali riferimenti iconografici attraverso cui è
maturato il suo stile?
Direi che, per quanto riguarda il fumetto, le principali fonti
d’ispirazione risalgono alla generazione dei maestri degli anni Settanta:
Hugo Pratt, prima di tutto, poi Aldo Di Gennaro, Dino Battaglia, Mario
Uggeri, Sergio Toppi… Per l’illustrazione, sicuramente è importantissima
per me la scuola della Secessione Viennese (Egon Schiele su tutti), ma
anche la lezione del primo Impressionismo (Toulouse-Lautrec). Voglio
aggiungere che queste radici “nobili” non entrano assolutamente in
contraddizione (anzi!) con il mio lavoro di copertinista per un fumetto
come Dylan Dog. I maestri che ho citato, infatti, propongono tutti una
estrema chiarezza del tema rappresentato, senza complicazioni formali che
pregiudichino la leggibilità. Non voglio dire che siano “semplici”,
soltanto che il sotto-testo grafico, le raffinatezze formali, non
prevalgono sull’obiettivo principale dell’artista, che è quello di
raccontare per immagini. Io credo, per meglio dire, “spero”, di riuscire
a fare altrettanto disegnando per Dylan Dog. Mi piace pensare che le mie
fonti di ispirazione, che non sono esplicitate e che, se colte,
costituiscono per il lettore un elemento in più, ma non un elemento
indispensabile alla comprensione, siano come una specie di linfa segreta,
che sedimenta nel profondo per rilasciare poi, secondo necessità, il suo
nutrimento. Una sorta di “caverna del tesoro” personale, cui attingere
per arricchire il mio percorso espressivo.
Quali letture l'hanno influenzata maggiormente?
Sono stato sempre un lettore pigro, poiché il mio interesse principale
è polarizzato sul disegno e l’arte grafica in generale. Tra le letture
fondamentali della mia infanzia annovero senz’altro “I ragazzi della
via Pal” di Ferenc Molnar, poi Rudyard Kypling, Emilio Salgari, Joseph
Conrad, per restare nell’ambito della narrativa avventurosa. Più tardi, è
venuta la letteratura italiana del Novecento, soprattutto Italo Calvino,
che rileggo sempre molto volentieri. Confesso di essere, oltre che un
lettore pigro, anche un lettore disordinato; non avendo delle preferenze
molto marcate, leggo un po’ di tutto, secondo l’estro e le curiosità del
momento.
La locandina che lei ha realizzato per Courmayeur
si presenta come una vera e propria dichiarazione d'intenti:
contaminazione di generi, accostamenti tematici, speculiarità e incroci
tra diverse tradizioni narrative e iconografiche.
Beh,
l’obiettivo di fondo della manifestazione di Courmayeur (e quindi della
mia locandina) era quella di celebrare Oreste Del Buono e la sua capacità
di cogliere, in anticipo su molti altri intellettuali, gli elementi di
valore contenuti in generi narrativi spesso bistrattati dalla critica
ufficiale. Si trattava perciò di accostare tra loro personaggi del
fumetto, non soltanto bonelliano, a quei personaggi amati e riscattati da
OdB, legati alle tematiche del noir, tanto cinematografico che
letterario. Tra gli eroi di Casa Bonelli sono stati scelti, oltre a
quelli più affini al tema dell’iniziativa, anche altri che, pur
appartenendo a generi diversi dal noir in senso stretto, vi compiono di
tanto in tanto qualche incursione: è il caso di Nathan Never e Martin
Mystère, “affiancati” a Spiderman e a un Gino Cervi/Maigret. Le altre
presenze bonelliane si devono a Dylan Dog, accompagnato
dall’inconfondibile sagoma di Sherlock Holmes, Nick Raider, con Modesty
Blaise, poi Julia, che ho voluto accostare a sir Alfred Hitchcock,
soprattutto pensando a “Psycho”, Napoleone, ritratto con Giorgio
Scerbanenco. Ci sono anche Corto Maltese, che con il noir c’entra assai
poco, ma che è stato un personaggio molto amato da Oreste Del Buono, e
trasversale a più generi, Diabolik, Dick Tracy… Insomma, tanti modi
diversi (e complementari) per dire “noir”!
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