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Per annunciare ai lettori
la triste notizia relativa alla morte del disegnatore Guglielmo Letteri,
Sergio Bonelli ha scritto questo testo, che verrà pubblicato sul n. 545 di
Tex, in edicola dal 7 marzo prossimo, e che qui vi anticipiamo:
Cari amici,
il piccolo mondo delle nuvole parlanti è diventato più vuoto e più triste.
Ma più tristi siamo soprattutto noi di via Buonarroti e voi che, sparsi sia
in tutt’Italia sia nel resto del pianeta, continuate a sfogliare con
emozione le pagine di Tex. Uno dei nostri “storici” amici e collaboratori,
Guglielmo Letteri, è scomparso il 2 febbraio 2006, nella sua città, Roma,
dove era nato nel 1926. Come ho avuto occasione di dire altre volte, quasi
tutti i “fumettari”, quando giungono alla fine della vita, escono di scena
con discrezione, all’insaputa dei lettori, e nella pressoché totale
indifferenza dei mezzi di comunicazione di massa, disponibili, se va bene, a
dedicar loro qualche riga frettolosa. Nel caso di cui stiamo parlando, la
mancanza di notizie è stata giustificata dall’atteggiamento estremamente
riservato dello stesso Letteri, che, infatti, ha avuto occasione di
dichiarare: “A me piace moltissimo disegnare i fumetti, ma sono un tipo un
po’ schivo e preferisco vivere al margine dell’ambiente che si crea intorno
a quel mondo”.
A dispetto, quindi, di tutti gli inviti che gli pervenivano da editori,
organizzatori di rassegne, critici e colleghi, dall’anno della sua prima
visita nel nostro ufficio (il 1964, quando illustrò le pagine iniziali della
mini-serie di “Rick Master”) fino a oggi, Letteri non fece nessuna (o quasi) comparsa ai
“classici” festival di Lucca, di Treviso, oppure a Torino, Mantova, Genova,
Padova e via dicendo, ovvero le città toccate dalla mostra itinerante di Tex
nei suoi vari spostamenti. Eppure, di buoni motivi per girare l’Italia
immergendosi nello stesso bagno di folla cui si sottoponeva con
soddisfazione la maggior parte dei suoi compagni di “scuderia”, ne avrebbe
avuti, eccome! Il pubblico di Aquila della Notte, infatti, pur essendo
affezionatissimo al segno grafico del primo illustratore, Aurelio Galleppini,
aveva accolto favorevolmente la storia che vide esordire Letteri nell’equipe
texiana, “Il tesoro del tempio” (ne potete vedere una tavola proprio in
questa pagina), dimostrando immediatamente ammirazione e apprezzamento verso
di lui. Professionista incontentabile e, di solito, esageratamente severo
con se stesso, Letteri metteva spesso in discussione i risultati del proprio
lavoro, pronunciando frasi che mi facevano sobbalzare sulla sedia: “Mi è
venuto male, non mi piace proprio. Fosse per me, brucerei tutto!”.
Al contrario di lui, io e tutti i lettori avevamo la certezza che quel
disegnatore ancora poco noto in Italia (per i lunghi anni di lavoro
trascorsi in Argentina), sarebbe diventato uno dei più amati narratori della
saga del Ranger. Ma, qualcuno di voi si chiederà, “se Letteri era così
schivo e riservato, da dove hai ricavato le dichiarazioni riportate più
sopra?”. È presto detto: le ho trovate fra le pagine del volume di cui
vedete qui accanto la copertina, pubblicato nel 1998 da Glamour International Production, in collaborazione con la nostra Casa editrice e
l’organizzazione di Lucca Comics. In tale occasione, tre competenti
fumettofili – Moreno Burattini, Stefano Priarone e Antonio Vianovi –
riuscirono a strappargli quella che ho ragione di pensare sia rimasta
l’unica intervista da lui concessa. Io stesso, però, avevo sempre lungamente
chiacchierato con lui; nel corso dei nostri frequenti incontri che
avvenivano a Roma o a Milano, Letteri (lo vedete in alto, in un autoritratto
giovanile) si rivelava conversatore affabile e appassionato, ben disposto a
lasciare da parte un argomento che ci accomunava, i fumetti, per affrontarne
un altro non meno vicino al cuore di entrambi, la musica jazz, della quale
Letteri, in veste di chitarrista, era stato un esecutore apprezzato, in una
formazione chiamata Crystal Trio.
Sergio Bonelli

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