Il 13 marzo 2007 approda in edicola “Uomini in guerra”, l’ottavo Maxi Zagor, una pubblicazione che fa la sua comparsa nel bel mezzo dei festeggiamenti per la cinquecentesima avventura dello Spirito con la Scure. Quasi trecento pagine a fumetti sceneggiate da Moreno Burattini e illustrate da un autore alla sua prima prova con la nostra Casa editrice, ovvero il giovane e talentuoso Giuseppe Prisco. Com’è ormai tradizione, approfittiamo dell’evento per conoscere il nuovo arrivato, attraverso domande e risposte che riguardano il suo percorso professionale sino al suo approccio con Zagor.
Come sei arrivato nella foresta di Darkwood?
Per cominciare, sono sempre stato vicino al mondo del fumetto, e in particolare a Zagor. Da adolescente, posso dire di aver iniziato a disegnare proprio grazie al nostro eroe. I disegni di Gallieno Ferri mi affascinavano per la loro espressività e la loro naturalezza; i primi stimoli a prendere in mano carta e matita li ho ricevuti proprio nel periodo in cui ero un accanito lettore dello Spirito con la Scure (e parlo dei tempi in cui le storie erano soprattutto firmate da Guido Nolitta). Affrontare, però, il personaggio nelle vesti di disegnatore professionista non è stato facile. Nel 2003, ho avuto la fortuna di presentare alcune tavole di prova a Moreno Burattini, il quale è riuscito a leggere, tra qualche incertezza tecnica e qualche svarione, un discreto potenziale, sufficiente a garantire una crescita grafica in tempi ragionevoli. L'attività di “story-boarder” per spot pubblicitari, intrapresa dopo il liceo Artistico, mi ha aiutato molto nella ricerca delle inquadrature e per quanto riguarda la composizione delle immagini, ma nel fumetto ci sono necessità altrettanto importanti, come la precisione nelle anatomie, la cura dei dettagli e, soprattutto, l'inchiostrazione, per me, prima dell'esordio, un elemento quasi sconosciuto. Le difficoltà maggiori sono state, quindi, di natura tecnica. Posso dire di aver imparato molte cose proprio lavorando su questa lunga storia.
Come sei riuscito a immergerti nell¹atmosfera zagoriana? Quali sono state le difficoltà nel cimentarti con un personaggio ormai “storico”?
L'atmosfera western e soprattutto quella zagoriana mi era rimasta evidentemente "sottopelle", grazie alle avventure lette da ragazzo. Non ho trovato particolari difficoltà a farla riemergere. I problemi, come ho già detto, sono stati sostanzialmente di tipo tecnico, anche se ho vissuto, per lungo tempo, un timore riverenziale nei confronti di un personaggio che ha condizionato così tanto la mia gioventù; lo stesso timore che mi impediva di propormi come disegnatore di Zagor negli anni passati.
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Ci sono autori – disegnatori, illustratori, pittori, o anche, perché no?, scrittori o registi – che hanno avuto una particolare influenza sul tuo modo di disegnare?
Come tanti altri aspiranti disegnatori, mi sono "nutrito" per molto tempo di immagini realizzate dai grandi maestri del fumetto, come Alex Raymond e Moebius, ma anche, e soprattutto, da grandi nomi bonelliani, come Ivo Milazzo, Renzo Calegari, Giovanni Ticci, Roberto Diso, e via dicendo. Non mi ispiro, però, a nessuno di loro in modo particolare. Credo che ogni disegnatore si crei un contaminato bagaglio inconscio, che viene spontaneamente a galla con il tempo, filtrato dalle sue stesse capacità.

Il tuo debutto nell'universo dello Spirito con la Scure avviene nel pieno dei festeggiamenti per il cinquecentesimo albo del nostro eroe, con una storia ricca e corposa pubblicata sull'ottavo Maxi Zagor. Senza svelare troppo, puoi darcene qualche anticipazione?
"Uomini in guerra” è una storia western classica, burrascosa ed epica. Una avventura di ampio respiro, dove a far da cornice alle numerose scene d'azione c'è una natura maestosa e incontaminata. Una storia dal sapore selvaggio nella quale si avvicendano soldati, trappers e bellicosi pellerossa, tutti ingredienti che fanno parte del repertorio dello Zagor più classico. Antagonista del nostro eroe è Kaimakan, un indiano feroce, personaggio forte e carismatico che darà non poche preoccupazioni al nostro eroe e a un gruppo di militari costretti a rifugiarsi in un forte militare sotto assedio. La storia doveva, in origine, essere più breve, ma lo sviluppo degli eventi, e il sorgere di nuovi elementi nel corso della sua lavorazione hanno portato la vicenda a occupare quasi la lunghezza equivalente di tre albi della serie mensile, rendendo il mio esordio un po’ più impegnativo e "sofferto". È stato, comunque, un viaggio davvero entusiasmante, in un mondo in cui ero già stato, ma solo come lettore. Spero possa divertire anche voi che lo leggerete.