| 
|
“Chiunque vada alla ricerca del Pueblo Perdido susciterà la collera degli spiriti e incontrerà la morte!”. Incuranti di questa inquietante profezia, gli sgherri del losco Stanley Jackson hanno rapito uno sciamano papago, con l’intenzione di estorcergli informazioni sul favoloso tesoro nascosto in un antico villaggio indiano che sorge da qualche parte, nel cuore della Mesa Dorada. Abbagliati dal miraggio della ricchezza, Jackson e i suoi lasciano dietro di sé una lunga scia di sangue, sinché Tex e Kit Carson scendono in pista, per fermare i profanatori del Pueblo Perdido… Questa, in poche righe, la trama della lunga storia originariamente pubblicata nel 1994 sul settimo, ormai introvabile, Texone, e oggi riproposta nella collana Tex Stella d’Oro.
Scritta da Claudio Nizzi, “Il pueblo perduto” è stata illustrata da Giovanni Ticci, uno dei più amati disegnatori dello staff texiano. Fin da “Vendetta indiana” (la drammatica avventura, pubblicata per la prima volta nel 1967 sulla serie “a striscia”, che rappresenta il suo esordio nell’universo texiano), Ticci si dimostra fedele al proprio spirito: quello di un cartoonist dai tratti essenziali, dinamici, romantici, teso a raccontare i mille aspetti di un sogno senza confini. Nelle sue tavole – attraversate da personaggi intensi, ora cupi e introversi, ora energici e scattanti, sempre però profondamente umani – non si spegne mai il respiro della Grande Avventura.
Nei suoi scenari maestosi e accuratissimi – dai cieli tersi alle cupe foreste, dai deserti assolati alle brughiere biancheggianti di neve – l’occhio di chi legge sembra non trovare mai ostacoli, puntando dritto verso l’infinito. E su tutto domina la figura di Tex: un puro concentrato di forza, di lealtà, di sottile ironia. Come dice Ticci, “Tex piace perché incarna i valori più semplici: crede nella giustizia, rispetta la natura, difende i più deboli. Piace perché non guarda in faccia a nessuno, anche se non è un anarchico. Tutti vorremmo che ci fosse sempre lui a proteggerci le spalle. Tutti vorremmo poter dire: ‘Io sono amico di Aquila della Notte’…”.
Persona riservata, poco incline ai clamori, Ticci parla di sé e del proprio mondo in un’intervista che correda il volume, assieme a un articolo di Mauro Boselli dedicato al misterioso popolo degli Anasazi e a una introduzione firmata da Sergio Bonelli, che potete leggere clickando in alto.

|
|