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Tutte le novità nel campo dei libri, del film, dei cd-rom più interessanti fra quelli usciti nell'ultimo anno.
Ma non soltanto. Perché, nell'Almanacco della Fantascienza 2002, chi vuole andare alla scoperta del futuro
può trovare anche molto di più… Per esempio, un dossier, scritto da Gianmaria Contro, sui Pianeti Impossibili,
ovvero sui più incredibili universi alieni raccontati da romanzieri e cineasti; un reportage,
firmato Maurizio Colombo, dedicato ai B-movies girati con pochi soldi, a Cinecittà; un articolo di
Adriano Barone sui viaggi di Dan Dare, il pilota della Flotta Spaziale, protagonista di un celebre
fumetto inglese, e uno di Francesco Specchia sui racconti fantastici di Arthur Conan Doyle,
il creatore del detective Sherlock Holmes. Ma nell'Almanacco della Fantascienza, non può
mancare un racconto di Nathan Never. In "Trappola al 30° piano", Hadija chiede a Nathan di
ritirarle un vestito in una sartoria ai piani alti della Tyler Tower, e nessuno può immaginare
che quella tranquilla incombenza si trasformerà in un incubo. Preso d'assalto da un manipolo
di malavitosi dotati di armi all'avanguardia, l'edificio diviene una trappola mortale
e NN dovrà fare ricorso a tutta la sua esperienza per salvare gli ostaggi e uscirne egli stesso incolume,
mentre sullo sfondo si consumano piccoli drammi di realtà quotidiana...
Vi offriamo qui di seguito un estratto dai quattro articoli contenuti nell'Almanacco della Fantascienza 2002.
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Mondi a sorpresa
di Gianmaria Contro
"Siamo su un'orbita stazionaria… Avviati i retrorazzi, inizia la fase di discesa. Che cosa ci attende là sotto, oltre la cortina nebbiosa dell'atmosfera? Forse una civiltà aliena, forse mostri tentacolari e famelici, o l'agguato di invisibili forze psichiche? Troveremo un oceano in tempesta o un deserto sabbioso, popoli primitivi o cannibali super-cervelluti? Nessuno sa quanti siano i pianeti dell'universo, ma è certo che le sonde dell'immaginazione fantascientifica letteraria, cinematografica e fumettistica ne hanno scoperti infiniti; selvaggi e meravigliosi, dimenticati ai margini dello spazio conosciuto o posti al centro di un impero galattico. Esplorarli tutti sarebbe un'impresa sovrumana, ma possiamo, con il nostro potente cannocchiale, cercare di inquadrare almeno i più luminosi…
"Non avrebbe mai immaginato che quel pianeta potesse offrire uno spettacolo bello come quell'orizzonte rosso…". Così riflette il Duca Leto Atreides, mentre contempla le sinistre meraviglie della sua nuova "casa", il mondo di cui è appena diventato governatore. Arido e coperto di sabbie arroventate, popolato da enormi vermi che solcano il deserto sollevando tempeste di polvere, è lì che vive il popolo nomade dei misteriosi Fremen ed è sempre lì che nasce la Spezia, la potente droga che allunga la vita e conferisce enormi poteri. Arrakis – meglio noto come Dune – è probabilmente il pianeta immaginario più celebre e celebrato nella storia della fantascienza; lo scrittore Frank Herbert lo inventò nel 1965 (in realtà, la rivista Analog! pubblicò la storia a puntate a partire dal 1963) e lo rese protagonista di un'epopea galattica che comprende ben sei poderosi romanzi, l'ultimo dei quali (La rifondazione di Dune) ha visto la luce nel 1985. Il ciclo di Dune è un vero e proprio monumento all'immaginazione planetaria; lo scontro all'ultimo sangue che oppone la Casa degli Atreides a quella degli Harkonnen – sullo sfondo di un universo neo-feudale – gode di una scenografia che Herbert disegna minuziosamente fin nei minimi dettagli. L'imperatore e la Gilda Spaziale, potentissima corporazione commerciale, la setta Bene Gesserit e il giovane Paul Atreides, destinato a diventare una specie di nuovo Messia…".
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L'Ignoto mi chiama!
di Francesco Specchia
"Doveva accopparlo subito,
quel maledetto positivista. Bang! Bastava un colpo secco, a bruciapelo, in quella bocca che si riempiva
di deduzioni logiche e sillogismi impossibili; bastava sprangargli il volto ossuto da funzionario
del fisco, ridurlo in una poltiglia sanguinolenta, dopo averlo ricoperto – doverosamente – con quello
schifo di mantellina scozzese che qualsiasi decoroso suddito di Sua Maestà avrebbe usato, al massimo,
come tovaglia da pic-nic. Che idiota. Cosa ci voleva ad avvelenarlo, ad arrotarlo sotto una carrozza,
ad aprigli come un melone quell'abnorme cranio che accoglieva la mente più brillante e irritante del mondo?
Bastava che il dottor Watson, con un gesto sguaiato e sublime, gli incendiasse l'appartamentino al 221B di
Baker Street. O che il professor Moriarty lo mandasse in overdose, intasandogli la pipa con cinquanta grammi
di cocaina in più. Invece no. Invece, Arthur Conan Doyle, nonostante odiasse Sherlock Holmes, la sua più famosa
creatura, per eliminarlo non fece altro che scaraventarlo frettolosamente nelle cascate svizzere di Reichenbach.
Salvo, poi, doverlo resuscitare nell'ottobre 1903 – causa l'insurrezione fragorosa dei suoi lettori, ma soprattutto
della madre Mary – in una serie di romanzi che sublimeranno la letteratura poliziesca e la mitologia moderna.
Ma questa, come si dice, è un'altra storia…".
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Diafanoidi all'attacco!
di Maurizio Colombo
"Anni Sessanta.
Siamo sul set di "002 Operazione Luna", film fanta-comico di Lucio Fulci con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Un anonimo elettricista si avvicina al regista, avviluppato in fasci di mini-lampadine (di quelle che si usavano
per gli alberi di Natale) da incastonare su uno sfondo di cartone nero: "A dottò", dice a Fulci con aria trionfante,
"er cosmo è pronto!". Questo aneddoto illustra a meraviglia come funzionava il cinema di genere, nel suo
momento di massimo fulgore. C'è stato un tempo, infatti, in cui, nel nostro Paese, accadevano eventi davvero
incredibili. Gli incassi al botteghino erano eccellenti, sia sul versante dei cosiddetti film d'autore,
sia su quello dei più semplici B-movies. Numerose case di produzione sfornavano decine di titoli, potendo
contare anche su un vastissimo mercato estero, Stati Uniti compresi (e se questa non è fantascienza…).
Gli attori angloamericani facevano a gara per lavorare con i nostri registi: fra loro si contavano
ex promesse non mantenute in patria (due per tutti, John Saxon e Mark Damon) o ex star ormai in età
da pensionamento (per esempio, Claude Rains e Boris Karloff), ma ancora in possesso di un certo
"nome" che faceva la sua figura sui manifesti. Insomma, in quell'epoca remota, il cinema italiano
era vitale e fantasioso come mai era stato nel passato e come mai sarebbe stato nel futuro.
Nessun genere popolare – il bellico, lo spionistico, il western, il mitologico, l'esotico,
l'avventuroso in costume – veniva trascurato; e persino la fantascienza (di solito proibitiva,
per i costosi effetti speciali e scenografici che richiede) era affrontata senza vergogna.
Astronavi in miniatura sfrecciavano nell'aria grazie a poco invisibili fili da pesca,
intrepidi cosmonauti con indosso tute da sub modificate fronteggiavano apocalittiche eruzioni vulcaniche,
dove i fiumi di lava altro non erano che cucchiaiate di polenta colorata…. Forse anche per la mancanza di
budget adeguati e nonostante l'aperto disprezzo dimostrato dalla critica ufficiale (dopo l'horror,
la fantascienza era considerata il genere più detestabile e bambinesco) e addirittura dai produttori e
dagli stessi registi, il cinema "d'anticipazione" non è mai diventato, in Italia, un filone vero e proprio da sfruttare,
e da esaurire dopo centinaia di titoli, così come è successo con lo spaghetti-western o con il giallo. Tuttavia,
in questo pur piccolo campo che a noi piace chiamare affettuosamente "fanta-spaghetti", non mancano
i film da citare con orgoglio…".
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L'Uomo delle Stelle
di Adriano Barone
"Un uomo biondo,
dall'espressione decisa, vestito in uniforme militare, sembra puntare il suo fucile verso il lettore.
"Vi dico di stare in guardia, ragazzi! I farabutti alieni che dobbiamo sconfiggere non seguono certamente
le regole del cricket!". Chi parla è Dan Dare, asso della Flotta Spaziale Interplanetaria, pilota di
prima classe, studente a Cambridge e Harvard, cittadino onorario di Venere (sia dell'emisfero Nord che
dell'emisfero Sud) e molto, molto altro ancora! Protagonista di uno dei più importanti fumetti di
fantascienza mai realizzati, è un eroe tipicamente britannico: imperturbabile, dall'atteggiamento sempre
composto, metodico e ordinato (anche per quanto riguarda l'abbigliamento). Ma quali sono le sue origini?
Può sembrare inusuale, ma l'idea del setti-manale Eagle – sulle pagine del quale Dan Dare veniva pubblicato,
negli anni Cinquanta del Ventesimo secolo – nacque dalla mente di un parroco. Il suo nome era Marcus Morris
e il suo progetto consisteva nel creare una pubblicazione per ragazzi, di impostazione religiosa e a scopo educativo.
Morris si dichiarava preoccupato dai fumetti horror statunitensi importati in Inghilterra in quel periodo
(i popolarissimi albi della EC Comics di Bill Gaines) e dai presunti effetti dannosi che potevano avere sui
giovani con la loro "immoralità e oscenità". Il combattivo reverendo trovava inopportuna l'enfasi posta sul
sovrannaturale e sulla magia "come metodo per risolvere i problemi". Nonostante le sue convinzioni,
Morris riconosceva però alle nuvole parlanti un potenziale enorme, impensabile per qualsiasi altro mezzo di comunicazione…".
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