| MARTIN DALLA A ALLA Z! |
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Che
cosa succederebbe se, sull'intero pianeta, si diffondesse un'epidemia
che costringe le sue vittime a dire sempre la verità? La storia
a fumetti contenuta nel diciannovesimo Speciale di Martin Mystère
parte proprio da questa inquietante domanda, e non manca di riservare
ai suoi lettori una valanga di sorprendenti risposte (oltre che l'immancabile,
annuale ritorno della bella svampita Angie e dei simpatici cialtroni
Dee & Kelly). E non finisce qui
Perché, nell'anno
in cui il Detective dell'Impossibile festeggia i suoi primi venti
anni di vita editoriale, il librino tradizionalmente allegato allo
Speciale è dedicato stavolta a un tema inconsueto, ovvero i
mysteri relativi al Buon Vecchio Zio Marty stesso. Da questa vera
e propria "biografia" del nostro eroe, redatta da Stefano
Priarone, vi offriamo qui l'introduzione di Alfredo Castelli e un
estratto dal primo capitolo, dedicato agli avi di MM.
La vita segreta di Martin Mystère di Alfredo Castelli Buongiorno a tutti. Con Martin Mystère, protagonista della biografia che vi apprestate a leggere, vivo un rapporto quasi quotidiano ormai da più di vent'anni, e cioè da quando, in veste di umile scrivano, ho cominciato a stendere i resoconti delle sue straordinarie avventure per le molte serie di albi a fumetti che portano il suo nome. Nell'intento di trasporre con fedeltà le sue esperienze in storie disegnate, non solo ho trascorso intere giornate ad ascoltare i suoi racconti sacrificando spesso preziose ore di sonno (Martin è un narratore affascinante, ma anche un irrefrenabile chiacchierone), ma ho avuto anche modo di frequentarlo sia in pubblico sia in privato, di ascoltare le sue confidenze e i suoi sfoghi, di condividere i suoi momenti di buono e di cattivo umore. Ho, quindi, la presunzione di conoscere, meglio di chiunque altro, le molteplici sfaccettature del suo carattere, con l'esclusione, forse, della sua bella moglie Diana – santa donna dotata di un sovrumano spirito di sopportazione, la quale, per chissà quale motivo, ha fatto di tutto pur di averlo sempre a sua fianco in veste di marito – e del suo inseparabile amico-assistente Java. La stampa definisce il mio amico Martin in molti modi: "archeologo ed esploratore", "antropologo", "scienziato", persino "Detective dell'Impossibile", a causa di certe sue inchieste su fenomeni ai confini della realtà. Per quanto mi riguarda, io preferisco definirlo "un entusiastico curioso": lui, infatti, ha la rara fortuna di possedere la capacità di meravigliarsi; per lui ogni cosa – e non intendo riferirmi soltanto a una piramide perduta nella foresta dello Yucatán o alle segrete di un antico castello (dove trovare qualcosa di stupefacente è, in un certo senso, ovvio), ma anche a una fontanella nel vicolo dietro l'angolo di casa, a un giocattolo a molla acquistato in un mercatino, a un libro trovato su una bancarella – può costituire oggetto di stupore, di stimolo, di divagazione. La divagazione è, in effetti, una caratteristica sia dello stile di vita, sia dello stile letterario del "Buon Vecchio Zio Marty" (come ha il vezzo di autodefinirsi, specificando sempre di essere l'unica persona autorizzata a usare il termine "vecchio" nei propri confronti). Per rendersene conto, basta dare un'occhiata a questa biografia, realizzata da un autore che ha seguito il BVZM dal punto di vista di fedele lettore delle sue avventure. Ogni paragrafo rimanda ad altri paragrafi e contiene altri sottoparagrafi, come in un gioco di scatole cinesi; gli incisi e le parentesi (esplicative, aggiuntive, propiziatorie, scaramantiche, commentatorie) ricorrono con esuberante insistenza. Proprio come nelle divagazioni del mio amico Martin, che, ne sono certo, rimarrà come me sorpreso dall'apprendere quante cose conosciamo della sua vita non poi tanto segreta. Alfredo Castelli La dinastia dei Mystère di Stefano Priarone Seconda metà dell'Ottocento. Uno strano veicolo si aggira nelle foreste del sub-continente indiano. Sembra un treno, ma non si muove su rotaie, ha ruote di gomma, con tanto di battistrada. E se i temibili Thugs attaccano, dalle sue aperture esce una pioggia di fuoco che mette in fuga gli assalitori. è "l'Hotel Elettrico", un avveniristico mezzo di trasporto usato da uno dei più grandi avventurieri di tutti i tempi, il Docteur Mystère. Il suo vero nome è Rama Rundjee, ed è nato nel 1807, in India: la madre è inglese, il padre un nobile indiano. Dopo gli studi a Bangalore, ha viaggiato in lungo e in largo per il suo Paese, dove è diventato esperto di ogni disciplina orientale: ha appreso le tecniche di meditazione dei maestri tibetani, le arti marziali giapponesi e cinesi, e ha conosciuto i più influenti riformatori religiosi indiani, come il leggendario Dayananda Saravsati, fondatore del movimento di Arya Samay. Si dice che abbia visitato anche il mitico mondo sotterraneo di Agarthi e che abbia incontrato alcuni membri della sanguinaria Setta degli Assassini, fondata nel Medioevo dal fantomatico Vecchio della Montagna. Nel 1838, Rama ha raggiunto l'Europa, dove ha appreso le discipline occidentali: vero uomo del Rinascimento, compendia in sé il meglio di Occidente e Oriente. Nei primi anni Quaranta del Diciannovesimo secolo, a Le Havre, ha incontrato un orfanello di circa dieci anni, chiamato Cigale (Cicala). Nessuno, nemmeno il ragazzo, ha mai saputo la sua origine e il suo vero nome. L'orfanello diventa il suo inseparabile compagno di avventure: è lui a soprannominarlo "Docteur Mystère", a causa del suo interesse per l'ignoto. A Rama il nome piace e lo usa come pseudonimo. Nel 1856, giovandosi della più sofisticata tecnologia dell'epoca, il Docteur fa costruire il già citato Hotel Elettrico, che utilizza nei suoi spostamenti (non a caso, assomiglia a un camper antelitteram). Con l'Hotel Elettrico, il Docteur e Cigale vivono straordinarie imprese in Oriente e, soprattutto, un'incredibile serie di peripezie che li portano dall'Italia all'India, dalla Francia al Selvaggio West degli Stati Uniti. Sulla veridicità di queste peripezie lo stesso Docteur non se la sentirebbe di giurare. Nel 1890, ha infatti incontrato a Parigi lo scrittore Paul D'Ivoi (pseudonimo di Paul Deleutre, 1856-1912), al quale ha raccontato alcune sue gesta, che hanno ispirato a D'Ivoi due romanzi, "Docteur Mystère" e "Cigale en Chine". Evidentemente, il Docteur prende gusto a "leggersi", visto che comincia a scrivere di suo pugno – in uno stile che ricorda quello del "Barone di Münchhausen" – una serie di "diari" estrapolati con molta fantasia dalla sua vita reale. In questi "impossibili" racconti, la coppia Cigale-Mystère ha affrontato evocatori di demoni cinesi, banditi americani, seguaci della dea Kalì e persino temibili alieni che, dalla Luna, si preparano a invadere la Terra. Hanno incontrato Lord Brooke, il cosiddetto Rajah di Sarawak (qui assai più amabile di come lo avrebbe ritratto Emilio Salgari nei suoi romanzi), e la pistolera Calamity Jane; ed è stato proprio il Docteur a insegnare la tecnica investigativa a un giovane aspirante detective, Sherlock Holmes. Fedele alleato di Cigale e Mystère è Ch'ing K'Way, un saggio cinese detto Cin' Ghei (Cinque Soldi, in milanese) per il suo spiccato talento imprenditoriale; il loro più implacabile avversario è il Maresciallo Radetzky, che, non pago di avere in pugno Milano all'epoca della dominazione austriaca, ora vuole diventare il padrone del mondo; il suo Mazzarino è un malefico topo (il vero cervello del duo) con cui Radetzky, autentico Napoleone del Crimine, escogita a getto continuo trame delittuose. Dopo aver sposato
due ragazze indiane, il Docteur Mystère e Cigale decidono
di trasferirsi in Inghilterra, nella tenuta di Lesser Hill, dove
un tempo sorgeva un antico tempio druidico (un luogo carico di enigmi,
quindi particolarmente adatto). Il Docteur ha legalmente adottato
Cigale, che ha assunto il nome di Jacques Mystère (Jacques
in onore di San Giacomo, l'apostolo viaggiatore); nel 1873, nasce
il primo figlio di Jacques, il bisnonno del "nostro" Martin
Mystère, che, giovanissimo, si trasferisce negli Stati Uniti,
contro il volere del padre. Il Docteur è sempre sembrato
più giovane di quanto in realtà non fosse, grazie
a un farmaco naturale ricavato dalle radici di particolari piante
indiane. Purtroppo, le magiche radici di cui possedeva una scorta
finiscono distrutte in un incendio, provocato dallo stesso Mystère
in stato di incoscienza (il farmaco ringiovanisce, però ha
anche sgradevoli effetti collaterali sui beneficati, come il sonnambulismo).
Il capostipite della dinastia dei Mystère, tornato in India
a cercare nuove radici, muore, senza averle trovate, nel 1898. Ma
la vita continua... Jacques, rimasto vedovo, si è risposato
con una giovane donna e, nello stesso anno in cui il Docteur scompare,
nasce Paul, il suo secondogenito. Paul riesce a ritrovare in India
le fatidiche radici della longevità, e ne fa buon uso. Ha
ormai centoquattro anni, ma è ancora in ottima salute, e
continua a vivere nella tenuta di Lesser Hill, dove il tempo sembra
essersi fermato all'età vittoriana. Alcuni anni fa, ha regalato
al suo pronipote Martin Mystère alcune capsule del farmaco:
c'è da chiedersi se Martin non se ne sia effettivamente servito,
visto che, pur avendo ormai compiuto sessant'anni, ne dimostra molti
meno. |
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