UNA NUOVA FIRMA ZAGORIANA!

 










 


 
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Con l'avventura di Zagor approdata in edicola a gennaio ("Pleniliunio"), ha fatto il suo esordio nel mondo del fumetto un nuovo disegnatore: Joevito Nuccio. Impariamo a conoscere questa nuova firma zagoriana, grazie alla ricca intervista che pubblichiamo in questa pagina.

Come è nata la tua passione per i fumetti e quali sono le letture e gli autori che più ti hanno influenzato?

Come nella maggior parte dei casi, l'amore per il fumetto è nato grazie ad un parente o un conoscente, nel mio caso un cugino più grande che aveva tutti gli albi di Tex. Andavo a casa sua e "saccheggiavo“ la sua collezione. Dai miei vicini in campagna, dove passavo le estati, c'erano poi vari albi della Storia del West che mi colpivano molto per come erano scritti e disegnati e, sopratutto, per il senso di "ricchezza" che trovavo incredibile nonostante si trattasse di storie che si concludevano in un solo albo. Ma in casa di questi miei vicini c'erano anche due albi in cui il protagonista aveva uno strano costume e usava una scure come arma. Le copertine erano incredibilmente belle, così come i disegni all'interno. Gli albi erano "Messaggi di morte" e "Angoscia", per cui fu impossibile non venire segnato per sempre. Zagor diventò il mio fumetto preferito e cominciai ad andare in edicola a cercare gli albi mese dopo mese. La scintilla che fece scattare in me la passione per il disegno fu, invece, la copertina dell’albo “La scure e la sciabola” in cui Zagor è a terra sanguinante e cerca di afferrare disperatamente la scure. Gallieno Ferri mi ammaliò con quell'illustrazione strepitosa. Cercai di riprodurre quel disegno con la matita su un foglio e iniziai a pensare che avrei voluto fare quello da grande: disegnare Zagor. Non disegnare fumetti in generale, ma Zagor. Sognavo di andare a lavorare a Milano in Via Buonarroti 38 e di piazzare il mio tavolo da disegno accanto a quello di Ferri, credendo ingenuamente che tutti i disegnatori di fumetti lavorassero nella sede della Casa editrice. Si è capito, dunque, che il mio Maestro ideale è Ferri a cui cerco ancora oggi di guardare, tentando di cogliere l’essenza del suo lavoro, ma tenendo ben presente che c’è un solo Gallieno Ferri. Nel 1988 scoprii Claudio Villa su un albo di Tex, "Il fiume sotterraneo", e fu per me una seconda folgorazione. Risvegliò in me una passione e un entusiasmo mai del tutto sopiti. Penso che il lavoro di Villa sia qualcosa di straordinario. Solo più tardi ho conosciuto altri grandissimi autori come John Buscema su Tarzan e Conan, o il Neal Adams di Batman. La lista degli altri autori che ho imparato ad apprezzare è poi talmente lunga che non provo neanche a farla. Ma posso dire che per me il fumetto è stato sopratutto Bonelli.

Quali sono le tue precedenti esperienze nel mondo del fumetto e come sei approdato allo staff di Zagor?

Dico subito che chi volesse cercare i miei precedenti lavori nelle fumetterie o in giro per la rete perderebbe il suo tempo. Non ho mai pubblicato neanche una vignetta, né a livello professionale né amatoriale. La mia esperienza è, credo, del tutto simile a quella di un altro zagoriano, Marco Verni. Durante gli ultimi anni di Università decisi che avrei tentato di realizzare il mio sogno, preparando qualche tavola di prova per Zagor, e nel 2002 inviai una sequenza di sette tavole al curatore della serie, Moreno Burattini. Naturalmente erano disastrose e Burattini mi disse che ero molto lontano dai livelli professionali richiesti alla Bonelli. Ma non mi scoraggiai, anche perché non avevo mai pensato, neanche per un istante, che ciò che stavo presentando fosse all’altezza dello standard Bonelli. Quello che mi interessava era avere delle indicazioni sulle cose a cui prestare più attenzione per aggiustare il tiro. Cominciò così un periodo, durato circa due anni e mezzo, in cui ho continuato a fare altre prove. Un periodo in cui non perdevo occasione di andare a diverse mostre mercato per poter parlare con dei professionisti per avere consigli da chi quel mestiere lo faceva da molti anni. Non ringrazierò mai abbastanza Gianni Sedioli, Marco Verni, Mauro Laurenti, Stefano Andreucci e Marcello Mangiantini, tra gli zagoriani, ma anche due texiani come Fabio Civitelli e lo stesso Claudio Villa. Quando raggiunsi un livello accettabile, i miei disegni arrivarono sulla scrivania di Sergio Bonelli il quale mi scrisse invitandomi a disegnare delle tavole su delle pagine di sceneggiatura. Realizzai 4 tavole che rappresentavano, a quel punto, le prove ufficiali. L'11 maggio 2005 ricevetti la fatidica telefonata da Burattini che mi diedero la tanto agognata notizia: entravo a far parte dello staff di Zagor!

 

Quindi, nonostante la tua storia sia in uscita in questi primi mesi del 2010, sei al lavoro su questo racconto già da diversi anni... Raccontaci quale è stata la genesi di quest'avventura e quali sono state le sfide che hai dovuto affrontare nel realizzarla.

Dunque, subito dopo essermi messo al lavoro sulla storia ho dovuto cominciare a fare i conti con la mia attività di architetto e conciliare le due cose non è stato semplice. Disegnare tavole per un fumetto seriale richiede una costanza che risulta difficile mantenere svolgendo già un altro lavoro. Quali sfide ho dovuto affrontare? Essendo la mia prima storia è stato tutto una sfida: qualsiasi cosa disegnassi era come realizzarla per la prima volta e i dubbi sono stati tanti. La storia in edicola ha per tema la licantropia, con atmosfere horror e una certa dose di mistero. Qualche giorno prima di ricevere la sceneggiatura mi telefonarono dalla redazione chiedendomi di fare degli studi del licantropo. In una storia del genere la figura del mostro è centrale e, giustamente, ci si voleva rendere conto, io per primo, se fossi in grado di visualizzarlo in maniera efficace. Poi, naturalmente, la sfida più grande è stata realizzare le figure di Zagor e Cico per renderle credibili e in linea con la serie: la riconoscibilità dei protagonisti è basilare. Io mi ispiro a Ferri, ma cerco di guardare anche ad altri autori mettendoci, comunque, anche parecchio di mio. La stessa cosa ho fatto per un comprimario storico come il Dottor Metrevelic, anch’esso amatissimo da noi lettori. Nelle mie tavole credo sia facile riconoscere le figure dei protagonisti, in linea con la tradizione grafica della testata, ma si trovano anche altri elementi più personali e legati al mio segno. Ci sono poi una serie di personaggi e situazioni interessanti che ho potuto interpretare più liberamente. Spero di essere riuscito a trasmettere una certa atmosfera a la giusta dose di angoscia e inquietudine che l'avventura richiedeva.

 
  

E ora? A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto iniziando a disegnare una storia, sempre su sceneggiatura di Moreno, che mi intriga parecchio sin dalle prime pagine, molto avventurosa e d’azione. Credo che sarà destinata ad un futuro Speciale...