ALMANACCO DEL WEST 2003

L'Almanacco del West 2003 vede l'ingresso nello staff texiano di Stefano Andreucci, un giovane, talentuoso disegnatore già ben noto ai lettori di Zagor e Dampyr. Sceneggiata da Boselli, "Eroe per caso" è una storia che presenta un'inedita accoppiata fra Aquila della Notte e il sedicente Fast Dan, un bandito di mezza tacca che si finge giustiziere per riscuotere una taglia e si trova suo malgrado coinvolto in una terribile sfida contro la banda di Blue Diamond e Jason Spade, i più temibili fuorilegge del Nuovo Messico... Ad arricchire l'Almanacco, oltre alle consuete segnalazioni dei libri, dei film, dei video e dei cd-rom più interessanti usciti negli ultimi dodici mesi, sono poi tre articoli-chiave, dedicati ai "Buffalo Soldiers" (ovvero i neri arruolati nell'esercito americano), alla carriera cinematografica del divo Gary Cooper (l'indimenticabile interprete di un capolavoro western come "Mezzogiorno di fuoco"), e a Pecos Bill, un biondo e invincibile eroe dei fumetti popolarissimo nell'Italia degli anni Cinquanta. Vi diamo qui di seguito un'anticipazione degli articoli che potrete leggere nell'Almanacco.


La solitudine dell'Eroe
di Maurizio Colombo

"Gary Cooper ha avuto un unico nemico, nella sua carriera ventennale, un nemico che non ha mai davvero sconfitto, ma al quale ha saputo sempre tenere nobilmente testa: la macchina da presa. Il suo obiettivo, per chi lo sottovaluta (come talvolta succede agli attori teatrali sporadicamente coinvolti in una prova cinematografica), è capace di trasformarsi nel boia più spietato. Può cambiare un leggero sorriso in un ghigno, un semplice gesto in una pantomima, un'espressione intensa in una smorfia ridicola. A Coop (il nomignolo con cui divenne altrettanto famoso) bastava poco per catturare l'attenzione e l'amore dello spettatore: un luccichio d'occhi, un lieve incresparsi delle labbra rendevano inutili pagine di dialogo; un incurvarsi o un alzarsi di spalle suggerivano coraggio e determinazione. Coop era il più possibile se stesso, e si limitava a "indossare" il personaggio esteriormente, quasi fosse un costume. Soltanto un altro nome del firmamento hollywoodiano può essere paragonato a lui, nel modo naturale di proporsi alla cinecamera: Greta Garbo. La Divina appariva tanto distaccata e riservata sullo schermo da spingere il regista Ernst Lubitsch, che li diresse entrambi, a dichiarare che Cooper e la Garbo non avevano mai fatto un film insieme perché, in realtà, "erano la stessa persona". Probabile che tale impermeabilità nascondesse una frustrante ansia di piacere agli spettatori, un desiderio febbrile nutrito dalla convinzione che, per centrare quel fatidico obiettivo, era indispensabile esibirsi senza trucchi, con sincerità estrema…".


Neri in divisa
di Mario Faggella

"Ritengo che il nostro popolo sia capace di difendersi da solo e che non abbia bisogno della protezione offerta da una razza inferiore. I soldati devono appartenere all'etnia dominante, non a quella dominata…". A pronunciare queste offensive parole nei confronti dei più misconosciuti eroi del Far West - i soldati dei reggimenti "colored" dell'esercito degli Stati Uniti, quelli che saranno definiti dagli indiani, in forma tanto pittoresca quanto eloquente, "Buffalo Soldiers", ovvero "i Soldati Bisonte" - fu un membro del Congresso, proprio in occasione del dibattito aperto sulla costituzione di reparti militari composti da afro-americani, sfociato, in seguito, nell'emanazione del Bill 138, con cui nacquero ufficialmente. La Guerra Civile era appena terminata, si era nel 1866, e la nuova sfida per l'America unita dal fuoco e dal sangue era rappresentata dalla conquista dei territori della Frontiera occidentale. Ma c'era un problema: quelle immense distese di pascoli, foreste e montagne ricche di giacimenti minerari pullulavano di indiani che, sebbene disposti ad accogliere amichevolmente sporadici insediamenti di uomini bianchi, difficilmente avrebbero tollerato un'invasione di massa dei loro territori da parte dei gruppi sempre più numerosi di pionieri e immigrati che affollavano le città dell'Est…".


La Leggenda che visse due volte
di Graziano Frediani

"Lungo l'interminabile pista delle carovane e sulle immense distese dei pascoli, i pionieri e i cowboys avevano ben pochi momenti di relax. Il più atteso era quello della cena, quando, seduti attorno al fuoco del bivacco, si arrostivano le carni, si friggevano lardo e fagioli, ma soprattutto si beveva, si cantava, si ballava, si raccontavano storie. Fu dalla voce e dall'immaginazione allegramente sfrenata di mandriani un po' brilli e di guide in vena di vanterie che nacquero le prime Leggende del West (e fra queste quella di Pecos Bill che stiamo per narrarvi). Come avveniva contemporaneamente nelle taverne, nelle piantagioni e nelle miniere, nelle città portuali e nei paesi di montagna, ognuno di quegli uomini partiti alla ricerca di un Sogno, e spesso ancora lontanissimi dal raggiungerlo, aveva voglia di farsi bello, attirando l'attenzione degli astanti con aneddoti ed episodi "incredibili ma veri", vissuti direttamente o appresi "dall'amico di un amico degno della massima fiducia". Così, fra grida, risate, imprecazioni, una parola tirava l'altra e le vicende di persone mortali realmente vissute fino a pochi anni prima, o addirittura contemporanee, si sovrapponevano alle ombre di personaggi immaginari, bizzarri, più grandi della vita. C'era chi credeva, al pari dei popoli primitivi, che tutti i fenomeni naturali avessero un'origine ultraterrena, e parlava a ruota libera del Wampus, il Lupo Fantasma, del Grande Puledro Bianco, invulnerabile ai colpi di arma da fuoco (che lo attraversavano da parte a parte, come se fosse fatto di nebbia), e di creature che Jorge Luis Borges ha opportunamente segnalato nel suo Manuale di zoologia fantastica: il Goofang, un pesce che nuotava all'indietro perché l'acqua non gli entrasse negli occhi; il Gillygaloo, un uccello che faceva le uova quadrate perché non rotolassero giù dal nido (e con queste uova, sode, i mandriani, i boscaioli e i cercatori d'oro giocavano a dadi); il Roperite, un animaletto provvisto di un becco simile a una corda con cui riusciva a catturare anche i conigli più veloci, parente diretto dell'Axehandle Hound, un forsennato divoratore di manici d'ascia (che, guarda caso, aveva la testa a forma d'ascia e il corpo a forma di manico d'ascia). Per non parlare dello sfuggente Hidebehind, un mostro che nessuno era mai riuscito a vedere in faccia perché stava sempre alle spalle delle sue inconsapevoli vittime, pronto a sbranarle in un batter d'occhio…".