LEGGERE LA FRONTIERA
 

          
 



In alto, da sinistra a destra: i capi indiani Cavallo Pazzo e Geronimo (ritratti da Giovanni Ticci) e Cochise (in un disegno di Guglielmo Letteri). A destra: ancora Geronimo, secondo Ticci

Si è molto parlato, negli ultimi tempi, anche nel nostro sito e sulle nostre pubblicazioni, di quanto ancora sia vivo e vitale il genere western, soprattutto al cinema. In effetti, almeno in Italia, recentissimi kolossal made in Usa come “Ritorno a Cold Mountain”, “Terra di confine – Open Range”, “Alamo – Gli ultimi eroi”, non hanno di certo sbancato i botteghini… Nelle librerie e nelle videoteche, invece, le tematiche western sembrano attrarre l’attenzione di molti lettori e di molti “consumatori” di dvd e vhs, desiderosi di conoscere più approfonditamente la vera storia degli uomini che hanno lasciato il segno nell’epopea della Frontiera. Per esempio, le Edizioni Cine Hollywood hanno proposto una lussuosa serie di dvd imperniati sulle biografie di capi indiani passati alla leggenda (Geronimo, Toro Seduto, Quanah Parker…), che talvolta compaiono anche nelle storie di Tex; ogni disco contiene due curatissimi documentari di un’ora circa ciascuno, realizzati con grande rispetto per la storia dei nativi americani.
Da punto di vista teorico, non è poi difficile trovare in libreria qualche ottimo titolo, utile per studiare e capire meglio l’evoluzione e l’eventuale futuro di un genere a noi particolarmente caro. Nella sua introduzione a “Il cinema western da Griffith a Peckinpah” (Edizioni Falsopiano), a cura di Tony D’Angela, il critico Bruno Fornara, dal canto suo, sostiene che quello di cui stiamo parlando non è soltanto “il genere americano per eccellenza”, come diceva il critico André Bazin, ma anche “un genere perfetto”. Dove “perfetto” va inteso sia in senso stretto ed etimologico (ovvero, concluso, portato a termine, confinato in uno spazio ben definito), sia nel senso corrente del termine (ovvero, esemplare, eccellente, ottimo). “Dopo gli ultimi, crepuscolari bagliori degli anni Sessanta e Settanta, il western si può dire che non esista più”, conclude Fornara.
Anche se non siete d’accordo con una tale opinione, troverete senz’altro molti spunti interessanti in questa preziosa raccolta di saggi, opera di dodici diversi autori, che ripercorre la parabola del western, dai cortometraggi muti di David Wark Griffith ed Edwin S. Porter ai capolavori di John Ford, dai film crepuscolari di Butt Boetticher, Anthony Mann e Sam Peckinpah agli spaghetti-western di Sergio Leone. I fans di quest’ultimo apprezzeranno sicuramente il tascabile “C’era una volta il West di Sergio Leone” (Libreria Universitaria Editrice), dove Fabio Zanello ripercorre, scena per scena, la lavorazione di una delle pellicole più importanti del regista italiano, con un’attenzione speciale al montaggio, alla sceneggiatura, alla fotografia e alla colonna sonora.