MAGICO VENTO: TRA PASSATO E FUTURO!

 









Gianfranco Manfredi: scrittore, cantautore, attore e, da ormai diversi anni, anche sceneggiatore di fumetti, prima con “Gordon Link” pubblicato dalla Dardo e quindi con il nostro Magico Vento (senza dimenticare le sue incursioni tra le pagine di Nick Raider e dei mostri sacri Dylan Dog e Tex). L’abbiamo incontrato in redazione e abbiamo colto al volo l’occasione per fare due chiacchiere su Magico Vento e su un nuovo fumetto targato Bonelli su cui sta attualmente lavorando e che vedrà la luce, con tutta probabilità, il prossimo autunno.


Magico Vento ha sempre avuto una continuità piuttosto serrata e, negli ultimi anni, la narrazione sembra svilupparsi attraverso compatte saghe all'interno della serie. Prima ci hai raccontato della Guerra delle Black Hills e poi, per tutto il 2006, hai immerso Ned in una complessa e avvincente vicenda dal sapore "lovecraftiano". Che cosa ci aspetta, adesso?

Ned andrà in Canada a trovare Toro Seduto in esilio e lì affronterà diverse avventure prima di tornare nelle Black Hills per vedere di persona cosa è accaduto dopo la guerra e la sconfitta indiana. Si fermerà per qualche tempo a Deadwood e dintorni. Queste storie saranno in “continuità”, ma soltanto due di esse saranno doppie. La maggioranza degli albi saranno collegati, ma indipendenti tra loro, cioè autoconclusivi. Insomma, ho cercato di mantenere un profilo di saga, ma rendendo più autonomi i singoli episodi, in modo che il lettore non debba aspettare o ricordare troppo prima di vedere conclusa un'avventura.

Nel 2007 si festeggia il decimo anniversario di Magico Vento. Come è cambiato Ned in questi due lustri di storie? Si è evoluto nella direzione che ti eri prospettato o, sorprendentemente, come accade a volte, ha acquistato una certa autonomia cominciando a camminare con le proprie gambe?

Sicuramente adesso sono io che dipendo da Ned e non lui da me. Per quanto io mi sforzi di programmare la serie, in ciascuno degli episodi Ned rafforza la sua psicologia. Quella che sto raccontando adesso è una fase molto amara che non lascia grandi speranze. Ned la attraversa in modo piuttosto contrastato: di fronte a certe situazioni reagisce con estrema durezza, ma, in generale, è sempre più portato a comprendere e a cercare del buono negli altri. Il bisogno di positività si fa più forte, in lui, quando la situazione appare davvero irrimediabile. Più che negli Spiriti ora preferisce cercare sponde, conforto e sostegno nell'umanità o in quel che ne rimane.

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Attraverso le rubriche pubblicate sull'albo hai sempre mantenuto un rapporto piuttosto stretto con il pubblico di Magico Vento. Quanto hanno influito in questi anni i pareri, le critiche e i suggerimenti che i lettori hanno inviato a "La posta di Poe"?

La corrispondenza con i lettori è stata per me sempre un riferimento prezioso. Dal canto mio, ho sempre cercato di stimolare un rapporto critico nella lettura. Quando le critiche non sono arrivate, me le sono fatte da solo, al punto che alcuni affezionati lettori si sono allarmati, pensando che, per qualche occulto motivo, stessi perdendo fiducia. Il punto è tutt'altro. Sta forse nel vecchio hit dei Rolling Stones: “(I can’t get no) Satisfaction”. In altre parole, io credo che gli stimoli vengano sempre da una buona dose di insoddisfazione e, dunque, proprio quando tutti ti fanno i complimenti e ti ricolmano di lodi, è proprio allora che devi crearti delle difficoltà da solo per non dormire sugli allori.

Sappiamo che sei al lavoro su un nuovo progetto bonelliano. Puoi rivelarcene qualche dettaglio in anteprima, senza scoprire troppo le carte?

Sono davvero felice di questa nuova serie che ha un'impostazione strutturalmente inedita, per me. Anzitutto perché è un “graphic novel” (in quattordici capitoli) e, dunque, asseconda le mie attitudini romanzesche. Poi perchè si parla dell'Italia (la storia è ambientata tra Roma e l'Africa coloniale alla fine dell'Ottocento). E infine perché si è rivelata molto stimolante per i disegnatori che stanno facendo, tutti, delle tavole davvero pregevoli. Insomma, irrobustendo l'aspetto romanzesco, ho cercato comunque di dare maggior rilievo (non minore) al disegno. Ne sta venendo fuori un vero romanzo per immagini, ricco di situazioni avventurose, molto vario nei temi toccati ma non per questo dispersivo, e soprattutto spettacolare per le grandi battaglie, gli scenari e l'intreccio tra le psicologie dei personaggi. I disegnatori lo hanno capito subito e hanno visto questa storia come un'occasione preziosa per esprimere fino in fondo il loro talento. Ovviamente non so ancora quale sarà il giudizio del pubblico, ma è già formidabile per me sentirmi fiero dei risultati espressivi, prima ancora di uscire in edicola.