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Storia
di un numero, di tre libri e di tre lettere
di Martin Mystère
Buongiorno a tutti. Ormai lo sapete: da sei anni (e sette numeri) Martin
Mystère Gigante costituisce l'occasione per "mettere ordine"
a una serie di quesiti rimasti senza risposta nel corso di vicende passate.
In questo caso - per rimanere nell'ambito del "fare ordine"
- più che una messa a punto si tratta di una vera e propria ristrutturazione:
oltre a parlarvi "di un numero, di tre libri e di tre lettere",
infatti, "Il Numero della Bestia" fa finalmente luce su molte
questioni che in questi ultimi anni mi hanno lasciato perplesso in quanto
non mi sembravano del tutto risolte. Andiamo a cominciare con quelle
che concernono Maxwell, un sinistro individuo presentato proprio in
questa collana, il quale fu comandante di "Altrove" negli
anni Trenta e Quaranta.
Nel racconto "Il
Segreto di San Nicola" si scopre immediatamente che Maxwell è
un traditore: con l'aiuto delle strutture di "Altrove" cerca,
infatti, di recuperare il Sacro Graal per conto dei nazisti. Nello stesso
albo apprendiamo che, dopo la guerra, il doppio gioco di Maxwell è
stato scoperto, e questi si è tolto la vita con un colpo di pistola.
Tutto chiaro fino a qui, se non che...
Se non che, nel n. 211 di Martin Mystère, un episodio della lunga
sequenza detta del "Countdown" conclusa il fatidico 31 dicembre
2000, apprendiamo che Maxwell non solo è ancora vivo, ma non
è invecchiato neppure di un giorno: con l'aspetto che aveva cinquanta
e passa anni prima, è divenuto il capo di una "sezione distaccata"
di Altrove chiamata "Area 51", la quale (e non poteva essere
differentemente) nel corso degli anni è "deviata" rispetto
alla base-madre. Come ha fatto a sopravvivere? Come mai non è
invecchiato? E, infine, com'è possibile che ad Altrove nessuno
sappia della sua "resurrezione" e della sua presenza? Al secondo
interrogativo ha già risposto il racconto "Mistero alle
Olimpiadi" (Martin Mystère Special n. 17): Maxwell possiede
una sorta di immortalità grazie alle trasfusioni del sangue di
Spring-Heeled Jack, un mutante a sua volta semi-immortale imprigionato
fin dai primi anni del secolo scorso in una grande base segreta nascosta
sotto il deserto dell'Australia. Alla fine dell'albo Spring-Heeled Jack
viene ucciso, e Maxwell ritorna presumibilmente "normale".
In quella circostanza ho capito come mai Maxwell fosse sempre giovane,
ma non sono riuscito a comprendere come fosse riuscito a costruire la
sua avveniristica installazione. Per metterla insieme occorrevano enormi
risorse e una struttura efficientissima. Chi poteva averlo aiutato?
E poi, perché questo altalenare tra "Area 51" e la
base australiana? Troverete tutte le risposte in questo albo, compresa
quella sulla morte di Lawrence d'Arabia, un tragico avvenimento di cui
lo stesso Maxwell si occupa en passant nel Gigante n. 1, raccontato
per esteso in "Strano ma vero" e nel suo seguito "Il
Libro di Kells" (Martin Mystère nn. 221 e 222).
Dell'ultimo periodo
della vita di Thomas Edward Lawrence, più noto con il soprannome
di "Lawrence d'Arabia", si parla abbondantemente nelle pagine
finali di questo albo. Nel racconto che segue scoprirete come e perché
è stato ucciso, e le tragiche conseguenze scatenate dalla scoperta
della stesura originale dei "Sette Pilastri della Saggezza",
il diario che gli fu sottratto nel 1919, e che Lawrence fu costretto
a riscrivere. Un diario in cui i fedeli lettori dei resoconti delle
mie indagini si sono imbattuti nei già citati Martin Mystère
nn. 221 e 222; su di esso Lawrence aveva riportato una serie di esperienze
rimaste inedite nella versione riscritta in seguito, tra cui il suo
incontro con una mostruosa creatura.
Il "Mostro
Hamburger", come lo aveva ribattezzato Albert Aubrey nella popolare
rubrica di curiosità "Strano ma vero", viene apparentemente
distrutto nel corso della vicenda narrata da Lawrence. Ma è davvero
scomparso? E, a proposito di Albert Aubrey, chi l'ha ucciso mentre si
trovava in una stanza d'albergo dello Yemen chiusa a chiave dall'interno?
Nel racconto "Strano
ma vero" compare per la prima volta il Monastero di Antirion, un
luogo in cui vengono trasferiti per punizione i monaci che sono venuti
a patti con il diavolo. Io ci sono stato, e devo dirvi che ne ho ricevuto
un'impressione decisamente poco positiva. Ho sentito, per esempio, certi
suoni inquietanti provenire da un pozzo coperto da una grossa grata.
Il frate che mi accompagnava mi ha detto che si trattava semplicemente
del gorgoglìo dell'acqua, ma, a dire il vero, la sua spiegazione
non mi ha convinto, così come non ho capito perché i monaci
(altro "mystero": ne ho visti sia di cattolici, sia di ortodossi)
mi hanno accolto tranquillamente, quasi come se mi attendessero, anche
se l'accesso a quel luogo sacro (?) è rigorosamente vietato agli
estranei. In più - so che può sembrare un po' sciocco
- quando me ne sono andato mi è parso di udire un coro di sinistre
risate. Le avevo sentite davvero, o me le ero soltanto immaginate? Dopo
la vicenda narrata nelle pagine che seguono, conosco finalmente la verità.
C'è un ultimo
interrogativo rimasto aperto: compare - al solito - nei nn. 221 e 222,
e viene ripreso - pur se in forma diversa - anche in questo episodio.
Il BVZM (anzi, per l'occasione, il MVZM, "Malvagio Vecchio Zio
Marty") non solo non vi darà una risposta, ma non vi dirà
neppure di che interrogativo si tratta; vi basti sapere che riguarda
da vicino lui e Diana. Ma il BVZM (di nuovo "B") promette
che in un prossimo futuro anche quest'ultima curiosità sarà
soddisfatta. A presto.
Martin Mystère.
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