STORIA DI UN NUMERO, DI TRE LIBRI E DI TRE LETTERE

I misteri di Mystère, di Alfredo Castelli

 

 




Storia di un numero, di tre libri e di tre lettere
di Martin Mystère


Buongiorno a tutti. Ormai lo sapete: da sei anni (e sette numeri) Martin Mystère Gigante costituisce l'occasione per "mettere ordine" a una serie di quesiti rimasti senza risposta nel corso di vicende passate. In questo caso - per rimanere nell'ambito del "fare ordine" - più che una messa a punto si tratta di una vera e propria ristrutturazione: oltre a parlarvi "di un numero, di tre libri e di tre lettere", infatti, "Il Numero della Bestia" fa finalmente luce su molte questioni che in questi ultimi anni mi hanno lasciato perplesso in quanto non mi sembravano del tutto risolte. Andiamo a cominciare con quelle che concernono Maxwell, un sinistro individuo presentato proprio in questa collana, il quale fu comandante di "Altrove" negli anni Trenta e Quaranta.

Nel racconto "Il Segreto di San Nicola" si scopre immediatamente che Maxwell è un traditore: con l'aiuto delle strutture di "Altrove" cerca, infatti, di recuperare il Sacro Graal per conto dei nazisti. Nello stesso albo apprendiamo che, dopo la guerra, il doppio gioco di Maxwell è stato scoperto, e questi si è tolto la vita con un colpo di pistola. Tutto chiaro fino a qui, se non che...
Se non che, nel n. 211 di Martin Mystère, un episodio della lunga sequenza detta del "Countdown" conclusa il fatidico 31 dicembre 2000, apprendiamo che Maxwell non solo è ancora vivo, ma non è invecchiato neppure di un giorno: con l'aspetto che aveva cinquanta e passa anni prima, è divenuto il capo di una "sezione distaccata" di Altrove chiamata "Area 51", la quale (e non poteva essere differentemente) nel corso degli anni è "deviata" rispetto alla base-madre. Come ha fatto a sopravvivere? Come mai non è invecchiato? E, infine, com'è possibile che ad Altrove nessuno sappia della sua "resurrezione" e della sua presenza? Al secondo interrogativo ha già risposto il racconto "Mistero alle Olimpiadi" (Martin Mystère Special n. 17): Maxwell possiede una sorta di immortalità grazie alle trasfusioni del sangue di Spring-Heeled Jack, un mutante a sua volta semi-immortale imprigionato fin dai primi anni del secolo scorso in una grande base segreta nascosta sotto il deserto dell'Australia. Alla fine dell'albo Spring-Heeled Jack viene ucciso, e Maxwell ritorna presumibilmente "normale". In quella circostanza ho capito come mai Maxwell fosse sempre giovane, ma non sono riuscito a comprendere come fosse riuscito a costruire la sua avveniristica installazione. Per metterla insieme occorrevano enormi risorse e una struttura efficientissima. Chi poteva averlo aiutato? E poi, perché questo altalenare tra "Area 51" e la base australiana? Troverete tutte le risposte in questo albo, compresa quella sulla morte di Lawrence d'Arabia, un tragico avvenimento di cui lo stesso Maxwell si occupa en passant nel Gigante n. 1, raccontato per esteso in "Strano ma vero" e nel suo seguito "Il Libro di Kells" (Martin Mystère nn. 221 e 222).

Dell'ultimo periodo della vita di Thomas Edward Lawrence, più noto con il soprannome di "Lawrence d'Arabia", si parla abbondantemente nelle pagine finali di questo albo. Nel racconto che segue scoprirete come e perché è stato ucciso, e le tragiche conseguenze scatenate dalla scoperta della stesura originale dei "Sette Pilastri della Saggezza", il diario che gli fu sottratto nel 1919, e che Lawrence fu costretto a riscrivere. Un diario in cui i fedeli lettori dei resoconti delle mie indagini si sono imbattuti nei già citati Martin Mystère nn. 221 e 222; su di esso Lawrence aveva riportato una serie di esperienze rimaste inedite nella versione riscritta in seguito, tra cui il suo incontro con una mostruosa creatura.

Il "Mostro Hamburger", come lo aveva ribattezzato Albert Aubrey nella popolare rubrica di curiosità "Strano ma vero", viene apparentemente distrutto nel corso della vicenda narrata da Lawrence. Ma è davvero scomparso? E, a proposito di Albert Aubrey, chi l'ha ucciso mentre si trovava in una stanza d'albergo dello Yemen chiusa a chiave dall'interno?

Nel racconto "Strano ma vero" compare per la prima volta il Monastero di Antirion, un luogo in cui vengono trasferiti per punizione i monaci che sono venuti a patti con il diavolo. Io ci sono stato, e devo dirvi che ne ho ricevuto un'impressione decisamente poco positiva. Ho sentito, per esempio, certi suoni inquietanti provenire da un pozzo coperto da una grossa grata. Il frate che mi accompagnava mi ha detto che si trattava semplicemente del gorgoglìo dell'acqua, ma, a dire il vero, la sua spiegazione non mi ha convinto, così come non ho capito perché i monaci (altro "mystero": ne ho visti sia di cattolici, sia di ortodossi) mi hanno accolto tranquillamente, quasi come se mi attendessero, anche se l'accesso a quel luogo sacro (?) è rigorosamente vietato agli estranei. In più - so che può sembrare un po' sciocco - quando me ne sono andato mi è parso di udire un coro di sinistre risate. Le avevo sentite davvero, o me le ero soltanto immaginate? Dopo la vicenda narrata nelle pagine che seguono, conosco finalmente la verità.

C'è un ultimo interrogativo rimasto aperto: compare - al solito - nei nn. 221 e 222, e viene ripreso - pur se in forma diversa - anche in questo episodio. Il BVZM (anzi, per l'occasione, il MVZM, "Malvagio Vecchio Zio Marty") non solo non vi darà una risposta, ma non vi dirà neppure di che interrogativo si tratta; vi basti sapere che riguarda da vicino lui e Diana. Ma il BVZM (di nuovo "B") promette che in un prossimo futuro anche quest'ultima curiosità sarà soddisfatta. A presto.
Martin Mystère.