ALLA SCOPERTA DI UN SOGNO

 

 























 

 


    

       


Come già avrete letto in altre parti del nostro sito, dal 6 giugno 2004, Reggio Emilia ospita l'universo di Tex. Nello spazio espositivo di Palazzo Magnani, l'avventura immaginifica dell'eroe di Casa Bonelli è accostata, in un perfetto mix di suggestioni e rimandi, all'opera del grande fotografo Edward Curtis (1868-1952), custode e interprete della cultura dei nativi nord-americani, delle loro grandezze e miserie, della storia ufficiale e della vita quotidiana. Sessanta tavole, firmate da matite del calibro di Aurelio Galleppini, Giovanni Ticci, Erio Nicolò, Claudio Villa, Fernando Fusco, documentano il percorso di Aquila della Notte attraverso le praterie e i canyon del Selvaggio West e testimoniano la fitta trama di influenze che sceneggiatori e disegnatori texiani hanno saputo cogliere e sviluppare, partendo proprio dal patrimonio fotografico e pittorico che Curtis e altri avventurosi testimoni avevano raccolto. La mostra, nata per iniziativa di Sergio Bonelli, della Provincia di Reggio Emilia, della Fondazione Manodori e del Comune di Scandiano (che infatti ne ospita una parte sul proprio territorio, nelle sale del castello di Arceto), è un'esperienza sospesa tra fantasia e realtà, tra Storia e invenzione fumettistica. Può essere assaporata fino al 18 luglio 2004 (l'esposizione dedicata a Curtis sarà mantenuta fino al 18 agosto) e potrà essere sempre rinnovata, grazie al catalogo creato appositamente dagli organizzatori (che potete richiedere al seguente indirizzo: Palazzo Magnani, corso Garibaldi 29, Reggio Emilia; telefono 0522.454437; fax 0522.444436; email: info@palazzomagnani.it ). Proprio dalle pagine del catalogo, vi proponiamo qui un estratto della lunga intervista che Sergio Bonelli ha rilasciato al curatore Sandro Parmiggiani.

Sandro Parmiggiani: Nella seconda metà degli anni Cinquanta, dietro al successo di Tex, non c'è anche il crescere di un interesse prodotto dalla diffusione del western, dei film e dei serial televisivi che si svolgono dentro l'epopea del West?

Certo, il cinema era, di fatto, l'ispiratore, il suggeritore di vicende di cui noi, in Italia, sapevamo ben poco. Se oggi possiedo centinaia di libri sul West, negli anni Cinquanta lei, osservando la mia biblioteca, ne avrebbe trovati a malapena una ventina. Li avevo portati io personalmente, in valigia, tornando dai miei frequenti viaggi in America ed erano "oggetti" davvero preziosi, scovati uno per uno e assolutamente introvabili in Europa. Comunque, allora, soltanto al cinema ci si poteva "tuffare" (e, soprattutto, documentare) nel grande mare dell'epopea del "Vecchio West". Finché i produttori cinematografici americani hanno sostenuto il mito della Frontiera, il fumetto italiano ha potuto contare su un fedele alleato e su un efficace mezzo di propaganda. Tuttavia, una volta finito l'interesse del grande schermo e quando Hollywood ha smesso di occuparsi di indiani e cowboys, Tex è rimasto l'unico western in edicola; un vero miracolo se si considera che, oggi, negli stessi Stati Uniti, non esiste più un solo fumetto di questo genere.

                                         


Ora tornano i film mitologici o sulla storia antica, e può darsi che anche il western possa avere una nuova vita. Uno dei grandi momenti del western fu negli anni Settanta, quando la storia del rapporto tra bianchi che occupano l'Ovest e gli indiani viene vista anche da un'altra parte, quella degli indiani.

Quando appare sugli schermi un nuovo film western, dobbiamo chiederci se si tratta dell'inizio di un ciclo importante, destinato a durare nei prossimi anni, o, invece (come è spesso successo nel recente passato), di una scelta episodica, destinata a esaurirsi in un paio di film all'anno. Periodicamente, ci capita di leggere sui giornali che "il grande western" sta tornando, ma a sancire un vero ritorno non basta un Clint Eastwood che vinca una montagna di Oscar con un suo film. Il cinema americano ha sentito la necessità di ribaltare il gioco e di mostrare il vero volto della saga del Wild West, ma voler raccontare l'epopea com'era in realtà ha rappresentato l'inizio del tramonto di un genere un tempo tanto amato.

         

Nelle vicende di Tex c'è un qualche riferimento nel plot a vicende storiche reali?

Qualche volta c'è stato, e ha dato luogo, secondo me, a episodi meno riusciti proprio perché gli avvenimenti confermati dalla Storia ufficiale e da una data precisa costituiscono un grave ostacolo per la fantasia dello sceneggiatore. Si può parlare di Jessie James, di Buffalo Bill, dei fratelli Dalton, ma si fatica a farli "convivere" con il periodo storico in cui è ambientato Tex; periodo che può essere collocato, più o meno, tra la guerra con il Messico del 1846 e il massacro di Wounded Knee del 1890. Insomma, queste contaminazioni con la realtà possono sembrare suggestive, ma ingenerano una controproducente confusione nella immaginaria cronologia delle avventure del nostro personaggio. Il tributo della Casa editrice alla conoscenza della vera storia del West è stato, però, "pagato" con una serie di dieci straordinari volumi pubblicati nel 1974 con il titolo "I protagonisti". Rino Albertarelli, grande illustratore e appassionato studioso della storia del West, dopo una paziente, meticolosa ricerca bibliografica ha proposto ai nostri lettori le biografie di dieci personaggi storici, da George A. Custer a Toro Seduto, da Wild Bill Hickok a Geronimo. Un sapiente mosaico di personaggi e di vicende che raccontano il West della realtà storica.

                                           

La nostra mostra nasce dall'idea che uno dei suggerimenti iconografici dei disegnatori di Tex furono le foto di Curtis: occorreva avere delle pezze giustificative, o ispirative, e quelle immagini, assieme a quelle di altri fotografi, facevano alla bisogna.

Il creatore grafico di Tex, il grande Aurelio Galleppini, era solito ammettere le difficoltà da lui incontrate quando, nell'ormai lontano 1948, ebbe a cimentarsi con il mondo del Selvaggio West americano. Nel suo passato di illustratore era sempre riuscito, in qualche modo, a procurarsi una rivista o un libro che lo aiutassero a descrivere ambientazioni africane o asiatiche ma, a quel tempo, le edicole e le librerie erano invece molto avare delle immagini, dei panorami, degli abitanti delle pianure, delle montagne e dei deserti dell'Ovest americano. Era il cinema, è vero, a offrire una ricchissima documentazione ma, sullo schermo, le figure correvano troppo veloci per permettere di esaminare con attenzione tutti i particolari. Inutile, quindi, negare che le prime storie di Tex proponevano un Far West piuttosto improbabile in cui, per esempio, i canyon e i rilievi montuosi erano più vicini alle Dolomiti oppure alla Sardegna (terra natale di Galep), piuttosto che alle Rocky Mountains. I primi indiani disegnati, beh, quelli avevano tutti l'aspetto carnevalesco di figuranti di certe rappresentazioni teatrali di provincia fino a quando, nelle librerie svuotate dal passaggio della guerra, riappariranno i primi libri dedicati ai pionieri della fotografia d'Oltreoceano. Mathew Brady, Timothy O'Sullivan, William Henry Jackson e, soprattutto, Edward S. Curtis alzarono il velo che, per anni, ci aveva nascosto il volto del vero West. Finalmente, le matite di tutti gli illustratori italiani di fumetti poterono disegnare correttamente le tende dei Piegan l'abbigliamento di un capo Nez Percé, le collane di una donna Mohave, il variopinto copricapo di un Brulé, le canoe degli indiani delle Woodlands oppure le sbrindellate uniformi dei confederati durante la Guerra Civile e persino i lineamenti fisionomici, ben diversi tra di loro, che distinguevano gli indiani delle varie tribù. Insomma, le preziose vecchie lastre di Curtis e dei suoi colleghi consentirono di aggiungere alle nostre avventure western una nuova dimensione: quella della documentazione etnologica e antropologica.