GLI ULTIMI GIORNI DI CUSTER
 

 







Come ricordava Sergio Bonelli in una delle sue rubriche di corrispondenza con i lettori, la sconfitta del generale George Armstrong Custer a Little Bighorn è uno dei temi più drammatici e controversi dell'intera epopea western, e, proprio per questo, è stato raccontato in modo diverso da saggisti, storiografi, romanzieri, cineasti e fumettisti. "Nel corso della mia vita professionale", scriveva Bonelli, "vi ho proposto, nel lontano 1974, la versione attenta e scrupolosa di un artista, di uno studioso del Lontano Ovest, Rino Albertarelli; poi è venuta la volta, nel 1978, di Gino D'Antonio, e, nel 1980, di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che, rispettivamente sulle pagine della 'Storia del West' e di Ken Parker, hanno reso più "umano" quello storico scontro, grazie all'abile commistione fra la verità e la fantasia. Infine, è toccato a Claudio Nizzi, che, nel 2001, sui numeri 390, 391 e 392 della serie di Tex, si è preso coraggiosamente il compito di coinvolgere nella battaglia addirittura un personaggio puramente fantastico, una specie di super-eroe del West come il nostro Aquila della Notte. Ogni autore citato si è basato non soltanto sulle classiche memorie autobiografiche dello stesso Custer contenute nel libro 'La mia vita nelle Grandi Praterie', ma anche su numerosi testi che gli studiosi dell'epoca e, in seguito, gli storici novecenteschi più eruditi hanno dedicato a un avvenimento che costituisce l'episodio più significativo di tutti i conflitti che videro sanguinosamente confrontarsi i conquistatori e le popolazioni indigene. I dati e le testimonianze, ormai si sa, sono spesso contrastanti, e non c'è, quindi, da sorprendersi se spesso fa capolino il sentimento personale, la simpatia o l'antipatia che ognuno di noi nutre nei confronti di un particolare personaggio realmente esistito. Adesso è venuto il momento di scoprire l'interpretazione di un altro sceneggiatore, Gianfranco Manfredi, che, già un paio di anni orsono, ha dedicato molte pagine alla figura controversa del "Generale Ragazzo"; tutto questo, ovviamente, nella sua interessante collana, Magico Vento. E proprio Magico Vento, per mezzo della sua intrigante personalità, eternamente sospesa tra l'avanzante civiltà dell'uomo bianco e la tradizionale cultura dei primitivi abitanti del continente americano, potrebbe costituire la nuova e definitiva chiave di lettura di quel che accadde a Little Bighorn, garantendo all'evento una testimonianza più sincera e più aderente alla realtà storica". È, sarà davvero interessante seguire la saga in quattro parti che è iniziata a giugno 2005 sul n. 97 di Magico Vento, e che si concluderà a novembre. Sul centesimo albo della serie. Come spiega Manfredi, "per la prima volta, la lunga guerra per la conquista delle Black Hills verrà narrata nella sua interezza in fumetto, in una trascinante e spettacolare sequenza di battaglie nella quale i destini dei singoli personaggi, storici o di fantasia, si intrecciano. E ogni essere umano, di entrambi gli schieramenti, si trova di fronte a sé stesso e alla propria responsabilità, alle prese con scelte difficili, in un continuo, serrato confronto tra coraggio e paura, viltà ed eroismo, fedeltà e tradimento".  Gli eventi prendono avvio il 17 marzo 1876 quando una colonna militare, al comando del Colonnello Reynolds, attacca un villaggio indiano nei pressi del fiume Powder. E' la prima offensiva dell'esercito nella Guerra per la conquista delle Black Hills, che subito genera una reazione a catena di contrattacchi da parte di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e dei loro uomini. Magico Vento ha un compito rischioso, affidatogli da Nuvola Rossa: vegliare su suo figlio Jack Red Cloud, e istruirlo a combattere. Il giovane, cresciuto in riserva e senza alcuna esperienza di combattimento, è chiaramente confuso e alterna momenti di panico a eccessi di violenza, in particolare contro un gruppo di soldati feriti e inermi fatti prigionieri dai Sioux. Qual è il giusto comportamento da tenere con loro? La guerra è iniziata, ma le regole non sono state scritte da nessuno. Se Ned è dell'avviso di risparmiare i prigionieri, Lungo Sacerdote non la pensa allo stesso modo e insinua il dubbio che Ned, in quanto ex soldato, non voglia condurre la lotta fino in fondo. Così non è, perché Magico Vento, in compagnia di Spirito della Notte e spalleggiato da una banda di Piedi Neri, porta l'attacco al cuore dell'esercito nemico, cioè nel campo stesso del Generale Crook, ignorando però che, nel campo, c'è anche il suo amico Poe.