ALMANACCO DEL GIALLO 2003
Esplorare i generi narrativi più popolari, puntando i riflettori sugli autori e i personaggi che, nel corso del tempo, li hanno meglio rappresentati: è questo l'obiettivo che si pone la Collana Almanacchi. E anche l'Almanacco del Giallo 2003, "sponsorizzato" da Nick Raider, continua su questa strada, concentrandosi, stavolta, soprattutto sulle mille evoluzioni del genere "hard-boiled", sia nei tre mini-saggi che lo arricchiscono (dedicati al maestro del cinema Alfred Hitchcock, allo scrittore Dashiell Hammett e ai detective, reali e immaginari, che hanno indagato dietro le quinte di Hollywood), sia nella storia a fumetti che ha per protagonista l'agente Raider (disegnata da Ferdinando Tacconi, con l'aiuto di Luigi Siniscalchi, e sceneggiata da Gino D'Antonio).
Vi diamo qui di seguito un'anticipazione degli articoli che potrete leggere nell'Almanacco.
L'Uomo che inventò la Suspense
di Maurizio Colombo

Fu il più abile illusionista del grande schermo, la più singolare combinazione tra un acuto uomo d'affari e un audace artista sperimentale, un narratore di intrighi che sapeva rispettare le regole hollywoodiane del profitto, ma, nello stesso tempo, non esitava a inserire nelle sue pellicole elementi talmente innovativi e provocatori che nemmeno un rappresentante dell'avanguardia underground avrebbe mai osato immaginare. Fu un uomo che, pur soffrendo per il suo aspetto fisico, seppe sfruttarlo per guadagnare una barca di soldi, un acerrimo nemico della televisione che seppe utilizzarla per diventare sempre più ricco, un demonietto obeso, in completo e cravatta neri, che zampettava felice per gli studios, seminando un pizzico di polvere d'inferno. Ma chi era veramente Alfred Hitchcock? A parte lui stesso, nessuno - né gli amici, né i collaboratori, né i critici - potrebbe darci la risposta precisa. Forse soltanto l'amatissima consorte Alma, unica donna a conquistare il suo cuore, avrebbe potuto illuminarci, se non fosse stata la principale complice nella recita inscenata dal consorte. Di una cosa siamo sicuri: Hitch, al pari di H. P. Lovecraft, non aveva alcun interesse per la vita vera. Si sentiva felice e sicuro soltanto quando stava dietro una macchina da presa...


Una vita da Duro
di Luca Crovi

"Non sono stato io a inventare il racconto poliziesco hard-boiled e non ho mai fatto segreto della mia opinione per cui la paternità di questo genere letterario va ascritta a Dashiell Hammett". Con sincerità, passione e, perché no?, anche estrema cognizione di causa, lo scrittore Raymond Chandler, in una delle sue lettere, ammette di dovere molto a un narratore che ha aperto una breccia nel cuore nero dell'America, inventando eroi di carta - il malinconico investigatore Sam Spade, il misterioso Continental Op, il raffinato Nick Charles, l'avventuriero senza scrupoli Ned Beaumont - destinati a restare nell'immaginario di milioni di lettori. "Da principio e sin quasi alla fine della sua carriera", continua Chandler, "Hammett ha scritto per quelli che prendono la vita di petto, aggressivamente. Questi non avevano paura dei lati oscuri dell'esistenza, vecchie conoscenze per loro. La violenza non li sgomentava: era ordinaria amministrazione nel loro quartiere. Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per ragioni vere o solide, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori, e lo ha fatto compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. Ha messo sulla carta i suoi personaggi com'erano e li ha fatti parlare e pensare nella lingua che si usa di solito per tali scopi". Ed è proprio questa lingua che dovremmo imparare per addentrarci nel mondo di Dashiell Hammett, l'inventore dell'hard-boiled, ma anche l'unico scrittore di genere che abbia svolto lo sporco, violento lavoro dell'investigatore privato...


I Detective di Hollywood
di Graziano Frediani

Probabilmente nessuno meglio di un morto potrebbe spiegare ai vivi quanto siano vane, ridicole, prive di senso le illusioni sulle quali costruiscono la loro esistenza. E in un posto "più grande della vita" come Hollywood, non c'è strada che non sia lastricata di illusioni perdute... Nel 1950, a conoscere questa verità erano in molti, nella cosiddetta Mecca del Cinema; ma il primo a rivelarla al mondo intero, tramite una pellicola che è diventata leggenda, fu proprio un cadavere, galleggiante sull'acqua di una piscina. Il cadavere di Joe Gillis, uno sceneggiatore alla deriva (lo interpreta William Holden), diventato l'amante di Norma Desmond (Gloria Swanson), una anziana diva del muto caduta nell'oblìo, che prima lo assume per scrivere il soggetto di un improbabile film che dovrebbe riportarla in auge, e poi lo ammazza con una revolverata, quando si accorge che l'uomo progetta di fuggire dalla villa-bunker dove la folle Norma si è rinchiusa. Parabola cupa in bilico fra finzione e realtà, costruita sulla tecnica del flash-back e della voce narrante fuori campo (quella del morto Joe Gillis, per l'appunto), "Viale del tramonto" - nell'originale, "Sunset Boulevard" - permise a un regista ironico e senza peli sulla lingua, Billy Wilder, di raccontare cose che conosceva bene e che aveva visto con i propri occhi nei meandri di quella Hollywood in cui si fabbricavano sogni di celluloide destinati a incantare il pubblico di ogni Paese, e "stelle'" disposte a tutto pur di brillare il più a lungo possibile nel firmamento del successo. "Hollywood favolosa, lussuosa, lussuriosa e ridicola, gloriosa e dolorosa, generosa e volubile, paurosa e sfrontata, stralunata, festosa e terribile, ignobile, adorabile, pidocchiosa e ineffabile, rozza, pazza, geniale, magica, tragica, illogica, fatale e provinciale, avida e splendida, viziosa e candida, Hollywood portentosa, per metà buffonata ma per metà leggenda, colorata, disperata, stupenda... Hollywood!", declamava Leo Carillo in un musical del 1935, 'Star Night at the Coconut Grove"...