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Nel prossimo mese di luglio, giungerà in
edicola il quarto Speciale di Brendon, dal titolo “Noi siamo leggenda”,
scritto dal creatore del personaggio, Claudio Chiaverotti, e disegnato da
una delle colonne portanti della serie, Giuseppe Ricciardi. Sfogliando in
anteprima le pagine dell’albo siamo rimasti colpiti dalla sua “ricchezza” e
abbiamo deciso di farci raccontare qualche dettaglio “dietro le quinte”
proprio dallo stesso Chiaverotti.
Nello Speciale, “Arkadyus” è il nome di un gruppo di
cavalieri di ventura, cinque combattenti coraggiosi e valorosi che formano
una squadra dinamica e affiatata. Raccontaci un po’ della loro storia e come
hai voluto caratterizzarli…
L’idea è quella di “fotografare”
questo gruppo di cavalieri (due donne e tre uomini), non
raccontandoli, però, nel momento del loro massimo fulgore, ma vent’anni
dopo, tra le ombre e tra i crepuscoli della loro esistenza. Ho cercato di
creare personaggi profondamente veri, eroi finiti nel fango e nella
solitudine che tentano disperatamente di riscattare le proprie vite. E poi
in questa storia c’è un uno degli avversari più feroci dell’intera saga brendoniana, Slaughter Dog, letteralmente “Cane da Macello”, un gigante di
due metri che viene fatto evadere dal manicomio criminale di Adelphia e si
mette sulle tracce dei componenti di Arkadyus, gli stessi che l’avevano
fermato anni prima consegnandolo alla giustizia. Il suo scopo è vendicarsi
di loro, uno dopo l’altro. Ma anche Brendon è sulle tracce del sanguinario
Slaughter Dog...
La compagnia, il gruppo di avventurieri è uno degli
elementi principali di una certa narrativa fantasy e affonda le sue radici
sia nel ciclo “arturiano” che nella più contemporanea epica di Tolkien.
Nella storia contenuta nello Speciale, ci sembra di intravedere numerosi
omaggi, anche grafici, a “Il Signore degli Anelli”… Quanto ti ha influenzato
quest’opera e i recenti film che ne sono stati tratti?
Senza
dubbio, “Il Signore degli Anelli” è una, anzi, la pietra miliare del fantasy,
un romanzo grandioso e imprescindibile... Ma, personalmente, in generale,
nello scrivere Brendon sono più influenzato da suggestioni moderne, che
sento più vicine al mondo in cui si muove l’ultimo cavaliere di ventura,
come certi personaggi dei film di David Lynch (più sfaccettati e
imperscrutabili rispetto agli eroi di Tolkien). Per esempio, nella storia
"La ballata degli assassini" (Brendon n. 6) vediamo una sorta di angelo
della morte con le pupille nere che affiora dall'oscurità con un sonaglio
tra le mani, un essere inquietante e maligno che mi sembra molto "lynchiano".
O, ancora, "La porta dell'incubo" dell'omonimo albo (Brendon n. 46) si apre
attraverso un quadro che raffigura una stanza, come nella camera di Laura
Palmer nel “prequel” di "Twin Peaks", "Fuoco cammina con me", sempre diretto
da Lynch. Tanto per smentirmi, invece, nella storia "Animah" (Brendon n. 5)
l'avversario del nostro eroe è uno spaventapasseri a cavallo di uno squalo
che nuota nella notte, alla ricerca delle anime dei vinti. E questa è una
suggestione decisamente più fantasy!
Oltre che narrativamente, quest’albo appare davvero ricco e
curato anche dal punto di vista grafico. Tu che sei uno sceneggiatore che
tiene in grande considerazione l’impatto visivo delle tavole, come hai
lavorato con Ricciardi? Gli hai fornito qualche particolare spunto o ti sei
affidato alla sua creatività?
Ho fornito, come sempre, gli spunti e i riferimenti grafico-visivi che
ritenevo necessari. A volte, disegno io stesso i bozzetti dei costumi dei
personaggi principali, come se fossi uno stilista del Medioevo prossimo
venturo, prendendo idee dalle collezioni di moda più eccentriche. Questa
volta, ho lasciato una certa libertà interpretativa a Giuseppe, e devo dire
che il risultato è straordinario! Osservando i disegni pubblicati in
anteprima in questa pagina, credo che sarete d’accordo con me…
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