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BENTORNATO, BAROKKO! |
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Come ce lo immaginiamo un detective
privato? Prima di tutto, ce lo immaginiamo americano, con un trench che ha
visto tempi migliori, un Fedora che gli nasconde gli occhi, e una faccia
ombreggiata da una barba di tre giorni ruvida come lo zerbino di un Grand
Hotel, che sembra urlare la fatica di troppe notti insonni e di troppi
veleni alcolici, inghiottiti con suicida nonchalance. Non ha né una casa, né
una vita privata, né amici che si possano definire rispettabili. Di solito,
passa il tempo in attesa di clienti che bussino alla porta a vetri del suo
ufficio, tenuto perpetuamente in penombra e illuminato dalla tipica insegna
di un locale notturno che lampeggia intermittente all’esterno della
finestra, l’aria pulita e respirabile e flebilmente garantita da un asmatico
ventilatore da soffitto, che agita, come trofei di guerra, le numerose
striscioline di carta moschicida cosparse di minuscoli cadaveri neri. Se
vogliamo completare il quadro, in sottofondo, andrebbe messo uno struggente
assolo di sax. |
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