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“Io”, la splendida giovane che Dylan Dog
incontra, priva di memoria, fra le pagine del fumetto pubblicato
sull’Almanacco della Paura 2006, è una donna speciale: potremmo iscriverla
nel novero delle “persone venute dal nulla”, un filone frequentato spesso e
volentieri dai narratori di storie ad alto tasso di suspense. Nella sua
trilogia letteraria (iniziata nel 1980 con il romanzo “Un nome senza
volto”), lo scrittore americano Robert Ludlum ha messo in scena le peripezie
di Jason Bourne, un agente della Cia (al cinema gli ha dato un volto Matt
Damon in due pellicole intitolate “The Bourne Identity” e “The Bourne
Supremacy”), che cerca faticosamente di ricostruire il proprio passato.
Analoghe situazioni di sconvolgente “ripresa di coscienza” si trovano in
thriller cinematografici come “Angel Heart – Ascensore per l’Inferno”
(1987), di Alan Parker, con Mickey Rourke e Robert De Niro (li vedete qui
accanto nel manifesto disegnato da Renato Casaro), “Dark City” (1998), di
Alex Proyas e “Memento” (2000), di Christopher Nolan. In campo fumettistico,
al centro di “XIII”, una fortunata serie creata nel 1984 dallo sceneggiatore
Jean Van Hamme per i disegni di William Vance, figura uno smemorato che ha
tatuato sulla spalla un inspiegabile numero in cifre romane. Anche “Io”,
l’inquietante ragazza protagonista de “Il vivaio”, porta il segreto della
sua vita inciso sulla pelle. Ed è un segreto che potrebbe cambiare il
destino del nostro pianeta...
A lato, a sinistra: il manifesto a colori di Casaro. Sotto: due tavole
dalla storia di Dylan Dog

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