Per i lettori di Martin Mystére, il 9 Marzo 2007 è una data speciale perché ha coinciso con l’uscita in edicola del dodicesimo albo della serie “Gigante”, intitolato “Le dieci piaghe”. 224 pagine di grande avventura scritte da Paolo Morales e illustrate da Alfredo Orlandi che, con questo volume, esordisce come disegnatore completo, dopo aver lavorato in coppia con Roberto Cardinale, sempre sulle pagine del Detective dell’Impossibile. Conosciamo da vicino questo giovane artista che rivedremo presto alle prese con il Buon Vecchio Zio Marty.
Parliamo del tuoi esordi: hai debuttato su “Lazarus Ledd”, edito dalla Star Comics, per poi continuare a pubblicare con Ade Capone alla Liberty, etichetta per la quale hai disegnato l’ultimo episodio di “Requiem”. Come sei arrivato a lavorare per queste Case editrici e come questa esperienza ha influenzato la tua formazione artistica?
Ho conosciuto Ade Capone alla fiera del fumetto di Lucca, dove ero solito andare con il mio portfolio sottobraccio per avere suggerimenti o consigli dai vari professionisti che riuscivo a incontrare. Mi diede le prime tre pagine di una sceneggiatura, ma non rimase convinto della mia prova, e così la storia passò ad Alessandro Bocci, allora in forza a “Lazarus Ledd” e ora tra i disegnatori di punta di Dampyr. La mia prima occasione di lavorare su Lazarus si presentò, successivamente, con una storia di Marcello Toninelli, "La scacchiera". La collaborazione con Star Comics mi ha permesso di crescere professionalmente e, man mano che realizzavo le tavole, imparavo a impostarle correttamente, a inchiostrare e così via. Le mie mancanze tecniche erano, per fortuna, compensate da una naturale predisposizione a narrare per immagini. I consigli di Ade e l’esperienza hanno contribuito alla mia crescita.
Nel 2002, su testi di Roberto Cardinale e Stefano Nocilli, hai illustrato la storia di Mickey, un piccolo zombi che, rimasto solo, si imbarca in un viaggio onirico che è, al tempo stesso, una fuga dalla morte e un’esplorazione della natura umana. Un volume pubblicato in principio dalla Hazard e riproposto oggi, in versine completa, dalla Free Books. Come è stato lavorare su un progetto di cui, immaginiamo, sei stato co-autore?
In realtà, mi sono limitato a illustrare la storia. Il personaggio è una creazione della coppia Cardinale/Nocilli. Roberto aveva delle idee molto precise e io ho dovuto soltanto disegnarle. Per me, è stata un’occasione per lavorare con le mezzetinte e provare un registro diverso, più intimo rispetto a Lazarus. Dovete sapere che, per me, entrare nel mondo dei comics è stato come essere sbarcato sull'Isola Che Non C'è. Quando mi viene offerto di lavorare su progetti diversi da quello che abitualmente faccio, è come se mi chiedessero di esplorare delle zone dell'Isola che ancora non conosco.
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Veniamo al 2004, anno in cui fai il tuo ingresso nella nostra Casa editrice. Che cosa ti ha portato su Martin Mystere e come è stato il tuo approccio al personaggio? Quali le difficoltà maggiori e quali, invece, le similitudini e i punti di contatto con il lavoro fatto in precedenza?
Roberto Cardinale che già lavorava per la testata, mi chiese se volevo coadiuvarlo nei disegni. Ho studiato il BVZM, cercando di tradurre nel mio stile le caratteristiche fisiche e psichiche del personaggio. Volevo che fosse convincente per il pubblico, sia in veste di professore che in quelle di uomo d'azione. A differenza di “Lazarus Ledd”, la cui definizione grafica era ancora “in progress” quando mi avvicinai alle sue tavole, con Martin mi sono trovato tra le mani un personaggio già "cristallizzato". Perciò la difficoltà maggiore era quella di risultare credibile nel rielaborare un eroe dei fumetti che ormai è entrato nell’immaginario di un vasto pubblico, lettori che tendono a identificarlo con lo stile dei disegnatori “storici” della collana. In questo momento sono abbastanza contento dei risultati raggiunti con i personaggi principali, ma so che devo migliorare ancora. Credo molto nell’importanza della caratterizzazione del protagonista, e il mio compito consiste nel cercare le espressioni giuste, i movimenti che meglio lo definiscono e lo rendono credibile e familiare al lettore.

Tre anni dopo l’approdo su Martin Mystère, ecco giungere l’onore di vederti pubblicato su un Gigante spettacolare come questo “Le dieci piaghe”. Come hai affrontato questo volume? C’è qualche scena o situazione che più ti è piaciuto illustrare?
L'ho affrontato con entusiasmo e paura al tempo stesso, consapevole del lavoro che avevo di fronte e degli ottimi prodotti realizzati dagli autori che mi hanno preceduto. Le scene con l’invasione dei topi e quelle con i corpi speciali alla ricerca del cattivo nelle fogne di New York sono state sicuramente le più divertenti da disegnare. Ma anche tutte quelle dov'erano presenti l'affascinante Diana, o quell'energumeno di Java. Inserite nell'albo, poi, i lettori più attanti potranno scovare anche citazioni o rimandi, più o meno evidenti, ad altri personaggi dei comics. Alcune molto "buffe"…
Come si può notare sfogliando le pagine dell’albo, grande cura è stata riservata all’ambientazione newyorkese. Ci vuoi parlare del lavoro di ricerca iconografica per questo volume?
È un metodo di lavoro che avevo già adottato su “Lazarus Ledd”: cercare più immagini possibili riguardanti ciò che mi appresto a illustrare. È una cosa che detesto, sinceramente, e che mi porta via molto tempo, ma che ritengo imprescindibile, oggigiorno. Tutti noi vediamo e conosciamo molto della nostra realtà, anche soltanto rispetto a vent'anni fa. Viviamo in un mondo di mass media dominanti, dove con Internet hai la possibilità di scoprire subito i posti più lontani. Il nostro lavoro consiste nel dare l'illusione, nel calare il lettore in un universo fittizio, ma credibile; con il pubblico di oggi molto più smaliziato, non ti puoi permettere di inventare. Non senza prima esserti documentato bene. Sarebbe come cercare di catturare il pubblico cinematografico di oggi utilizzando gli effetti speciali dei film degli anni Cinquanta. Internet si rivela una fonte fondamentale di documentazione, ma spesso ho utilizzato anche film, documentari o riviste, tutto quello che ritengo necessario per rendere credibile la storia. Questa ricerca va dall'ambientazione fino agli oggetti dell'arredamento. Le maschere nella casa di Martin sono autentiche, così come se devo disegnare un telefono sarà un cordless, visto che oggi usiamo quasi esclusivamente questi, e il televisore sarà al plasma. Tutto quanto serve per aiutare il lettore a "credere" nelle storia.
Abbiamo ripercorso le tappe più significative del tuo passato e del tuo presente lavorativo e ci sembra scontato terminare con un piccolo sguardo sul tuo futuro che, sappiamo, ti rivedrà all’opera, in coppia con Cardinale, su un episodio della serie regolare di Martin, scritto da Alfredo Castelli. Senza svelare troppo, ci puoi anticipare qualcosa dei piani del padre del Detective dell’Impossibile?
Posso dire che Martin riceverà la visita di una persona apparentemente inoffensiva e che, invece, sarà il catalizzatore di tutta una serie di avvenimenti mysteriosi e pericolosi. Il resto, lo scoprirete il prossimo autunno…