ALMANACCO DELL'AVVENTURA 2003

 

Un coraggioso medico che si prende cura degli indiani cade vittima di una macchinazione diabolica. Finchè, al suo fianco, scende in campo il Re di Darkwood… Così comincia "Lo sciamano bianco", l'inedita storia di Zagor inserita nel nuovo Almanacco dell'Avventura 2003; a interpretare graficamente la sceneggiatura di Moreno Burattini è un nuovo, talentuoso disegnatore, Marco Verni. Ma nelle sua 176 illustratissime pagine, l'Almanacco non mancherà di regalarvi, inoltre, mille altre emozioni, grazie alle consuete rubriche dedicate ai film, ai libri e ai cd-room avventurosi usciti negli ultimi dodici mesi, e a due ricchi servizi - di cui vi offriamo qui di seguito un estratto - dedicati al popolarissimo agente segreto James Bond e alle leggendarie imprese aviatorie compiute da Charles Lindbergh e dalla non meno spericolata pioniera del volo Amelia Earhart.
Il pianeta di 007: James Bond e i suoi fratelli
di Giuseppe Lippi

"Ah, il fascino della sigla! Sette è un numero magico e il doppio zero, lo sappiamo, è la cifra di un potere letale: il potere di dare la morte con l'autorizzazione del Ministero. L'hanno definita, con estrema franchezza, "licenza di uccidere": l'agente 007 è una sorta di settimo ufficiale giudiziario incaricato di licenziarvi una volta per sempre, con la benedizione di Sua Maestà. Questo per quanto riguarda il numero; il nome, James Bond, al confronto è quasi banale, preso a prestito, una sorta di mimetizzazione per l'uomo-ombra che, nel romanzo di spionaggio, diventa un eroe. Da quando? Da un secolo e più. Forse il capostipite del genere è "La spia" di James Fenimore Cooper o "L'agente segreto" di Joseph Conrad, ma 007 discende direttamente dalle avventure pre-Seconda Guerra Mondiale di Richard Hannay, l'avventuriero creato da John Buchan (nel suo capolavoro, "I trentanove scalini", trasposto al cinema da Alfred Hitchcock), che Ian Fleming conosceva certo molto bene. L'atto di nascita di Bond risale al 1952, esattamente cinquant'anni fa, un'epoca in cui la narrativa thriller abbondava di agenti segreti. Il successo irresistibile, e internazionale, di 007 ne avrebbe lanciati in orbita molti altri, ma il primato di popolarità spetta sempre a lui, grazie a venti fortunatissimi film. Quanto al suo creatore - Ian Lancaster Fleming, un giornalista britannico innamorato dei Caraibi - fu un tipico scrittore della Guerra Fredda, immerso nei ricordi avventurosi di quella "calda" e con un pizzico di snobismo tutto inglese…"
I Cavalieri dell'Infinito
di Renato Genovese

"Fu con un volo di trentotto metri, durato non più di dodici secondi, che Orville e Wilbur Wright, due fratelli di Dayton nell'Ohio, ex fabbricanti di biciclette, diedero il via alla fantastica storia della navigazione aerea, facendo sollevare da terra la loro stranissima macchina volante battezzata "Flyer", in un gelido e ventoso mattino del 17 dicembre 1903. I disegni erano stati tracciati su carta da pacchi, il motore era stato realizzato in proprio e tutto sembrava ancora molto precario e artigianale, ma l'aeroplano, cioè la macchina più pesante dell'aria che può essere diretta verso un luogo preciso, che non si affida ai capricci del vento ma alla volontà di chi la guida, era finalmente nata e, da quel momento, il mondo, sia in pace che in guerra, non sarebbe stato più lo stesso... In effetti, fu la Prima Guerra Mondiale a consacrare il mito del pilota ardimentoso e sprezzante del pericolo, l'eroe solitario e irraggiungibile che si batteva lassù nel cielo, montando il suo cavallo volante fatto di tela e acciaio, assi di legno e corde di pianoforte. Charles Lindbergh, invece, non era un pilota di guerra, ma anche lui era un artista del volo. Figlio di emigrati svedesi, era nato e vissuto fino a diciotto anni in una fattoria di Little Falls, a circa centocinquanta chilometri dalle sorgenti del Mississippi. Biondo e con gli occhi azzurri, volto aperto ma deciso, aveva l'aspetto ma anche il cuore di un eroe vichingo, e, come i suoi antenati erano pronti a salpare verso l'ignoto a bordo di un drakkar (la loro tipica imbarcazione) con la prua scolpita con la testa di un drago, così egli era destinato a tuffarsi nell'aria su un prototipo di aeroplano costruito su misura per lui. Per la meccanica aveva una travolgente passione fin da bambino, e a soli undici anni, nel 1913, era l'unico che sapesse condurre l'automobile di casa. Ma la spinta vera verso la grande Avventura che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo, gli venne data dai libri che la sera, dopo il duro lavoro della fattoria, leggeva nella sua stanza alla luce giallastra della lampada a cherosene…".