UNA NUOVA MATITA PER DYLAN DOG!

 
 


 
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Nata a Palermo nel 1977, Daniela Vetro inizia la sua carriera collaborando con il "Giornale di Sicilia" in veste di caricaturista, per poi approdare, dopo alcuni corsi d'illustrazione, all'Accademia Disney, dove si diploma, nel 1998. Successivamente, inizia a lavorare come illustratrice e fumettista per testate popolari come "Topolino" e "W.I.T.C.H.", ricevendo, nel 2003, il Topolino D'Oro come migliore disegnatore, riconoscimento assegnato dalla Disney Italia nell'ambito dell'annuale "artist convention". Oltre a divenire insegnate all'Accademia, Daniela continua a disegnare e illustrare per le pubblicazioni disneyane e, nel 2009, decide di mettere le sue matite anche al serivizio dell'Indagatore dell'Incubo, iniziando a lavorare su una storia, scritta da Giovanni Gualdoni, pubblicata a novembre di quest'anno sul diciannovesimo Dylan Dog Gigante. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei, per conoscere meglio la prima disegnatrice inserita nello staff, finora interamente maschile, degli illustratori dell'inquilino di Craven Road.

Raccontaci come sei arrivata a disegnare Dylan Dog. Sappiamo che la tua precedente esperienza di disegnatrice era lontana dai "canoni" bonelliani...

Lavoro per Disney dal 1998, subito dopo aver conseguito il diploma all'Accademia Disney. Disegno storie per Topolino e Witch, ma ho lavorato anche su avventure ispirate dal film "Atlantis", e sui libri illustrati di "Dinosauri", "La Sirenetta 2"... Faccio fumetti perché amo disegnare, è ovvio, ma soprattutto perché mi piace raccontare per immagini!  È per questo che, dopo tanti anni, avevo voglia di raccontare storie diverse, con un segno e un approccio alla regia differente. Avevo voglia di un fumetto più adulto, più drammatico e mi sono rivolta a Dylan Dog. Ho scritto una lettera al direttore editoriale Mauro Marcheselli, accompagnata da disegni e tavole di prova, e da lì è partito tutto.

Come ti sei trovata, alle prese con l'Indagatore dell'Incubo? Sei subito entrata in sintonia con il personaggio o è stato difficile riuscire a centrarlo? C'è qualche autore "dylaniato" sul cui lavoro hai basato la tua caratterizzazione del personaggio?

Devo dire che Dylan è tosto! Mi sembrava di conoscerlo da sempre e il suo volto mi era familiare, ma quando ho provato a disegnarlo ...non era proprio lui! Ho guardato un po' di foto di Rupert Everett, ma il suo volto è cambiato molto nel corso degli anni e non mi sono state pienamente d'aiuto. Il mio autore di riferimento è principalmente Carlo Ambrosini. Mi era sempre rimasto impresso il volto di Dylan nel bellissimo "Il lungo addio", ma devo dire che l'eleganza ed il rigore del segno di Angelo Stano, la drammaticità di Massimo Carnevale e la sinuosità di Andrea Venturi mi sono state molto utili per trovare il mio Dylan.

Sei un'appassionata di horror, oppure le tavole di Dylan ti hanno spalancato le porte del genere?

Amo le atmosfere cupe, ma non posso definirmi "un'appassionata". Eppure, sono una lettrice di Dylan Dog. Credo sia questa la sua magia: la definizione del genere horror gli sta stretta! Adoro lo sguardo romantico (nel senso letterario del termine) che questo tipo di racconto porta inevitabilmente dentro di sé, ma anche il suo tocco surreale. Dylan è contemporaneamente disincantato e sognatore, intenso e ironico. È veramente qualcosa di unico, forse è anche per questo che credo non sia semplice ottenere una trasposizione cinematografica che gli renda pienamente merito.

Cosa ti riserva il futuro? A cosa stai lavorando, attualmente, e hai qualche sogno nel cassetto che vorresti realizzare, fumettisticamente parlando?

In questo momento sto completando la collaborazione con Alessandro Barbucci su "Lord of Burger", fumetto della Glenat in stile franco-manga. Per il futuro, ci sono tante cose che mi piacerebbe realizzare: una comic strip che da tempo ronza in testa a me e mio marito, un fumetto dall'ambientazione storica con un protagonista realmente esistito o il protagonista di un famoso romanzo, una mostra di quadri, un libro illustrato... Insomma tante cose, forse troppe! L'unica cosa certa è che in questo momento il mio futuro ha la faccia del mio bimbo, che non ha ancora tre mesi e che di tempo per pensare al mio lavoro me ne lascia veramente poco! Ma conto al più presto di prendere in mano la mia prossima avventura di Dylan Dog. 94 tavole: una sfida, per me che sono agli esordi, che, però, non vedo l'ora di affrontare!