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DONNE, ANZI SCHIAVE |
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Abbiamo imparato a conoscere le loro storie attraverso film anticonvenzionali come “Sentieri selvaggi”, “L’amante indiana”, “Il grande cielo”, “Soldato blu”, “Balla coi lupi”. Storie drammatiche che ci raccontano le continue e quotidiane violenze, le sofferenze e i traumi destinati a cambiare per sempre il destino e le coscienze di queste misconosciute eroine del Vecchio West. Stiamo parlando delle bianche catturate dai nativi, alle quali è dedicato l’ultimo, documentatissimo saggio di Domenico Rizzi. “Le schiave della Frontiera” (pubblicato da Firenze Atheneum) ci descrive come anticipa il sottotitolo, “l’odissea delle donne rapite dagli indiani nella storia della colonizzazione americana”, fra il 1676 e il 1879. Rizzi si concentra, in particolare, sul durissimo tenore di vita non soltanto delle donne rosse (quelle che, con disprezzo, i visi pallidi chiamavano “squaw”), ma anche delle mogli dei coloni e delle prostitute. Una decina di biografie di “deportate dai nativi” (fra queste, Hannah Dustin, Mary Jemison, Cynthia Parker e Fanny Kelly) ricostruiscono gli abusi sessuali ai quali erano sottoposte, il loro difficile inserimento nella comunità indiana e il loro ancora più difficile reinserimento, una volta liberate, all’interno della civiltà orginaria. I traumi subìti rendevano, infatti, spesso impossibile il ritorno delle “schiave della Frontiera” a una vita normale , sicché non di rado, alcune di esse preferivano restare nelle tribù “selvagge” che le avevano sottratte al mondo, piuttosto che affrontare nuove crisi di identità. Esemplare, in questo senso, la scelta di Cinzia Bradmaier, tormentata protagonista de “Il palo della tortura”, una delle più drammatiche avventure di Zagor, scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e illustrata da Franco Donatelli. Chi volesse procurarsi una copia di questo volume può contattare direttamente la Firenze Atheneum all’indirizzo: via Duccio di Buoninsegna 13, 50143 Firenze. |
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