MICHELE CROPERA: STREGATO DA DAMPYR!

 















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Nell'albo di Dampyr in edicola a dicembre 2006, e intitolato “Harlequin”, fa il suo esordio nella nostra Casa editrice un giovane, interessantissimo illustratore: Michele Cropera. Quelli tra voi che frequentano più assiduamente le edicole e le librerie specializzate e che seguono con passione anche le storie pubblicate da altri editori potranno ricordarsi del tratto di questo disegnatore, nato a Fidenza (in provincia di Parma) nel 1978, avendolo già incrociato tra le pagine e sulle copertine di “Lazarus Ledd”. Ma facciamoci raccontare dallo stesso Cropera – di cui vedete qui accanto l’autoritratto – qualcosa del suo passato e dei suoi progetti futuri…


Come sei arrivato a collaborare con Dampyr? Qual è stato il tuo percorso professionale fino a oggi?

La mia prima pubblicazione risale al 2000 con la seconda mini-serie di “Erinni” (Edizioni Liberty), ideata e scritta da Ade Capone. A lui va un grosso ringraziamento per avermi dato la possibilità di entrare e crescere nel fantastico mondo del fumetto. Ricordo ancora con quanta fatica ho affrontato le mie prime tavole, trovatomi catapultato in questa realtà senza alcuna preparazione tecnica specifica… Mi sono fatto un po’ le ossa con la bella psicopatica dalla lama facile creata da Ade, sinché lo stesso autore decise che era giunto per me il momento di passare sulla sua serie pubblicata da Star Comics, “Lazarus Ledd”. Qui, ho affinato le mie matite e le mie chine, sperimentando a ogni uscita un diverso stile grafico. Con il numero 121, sono diventato anche copertinista della collana. Nel frattempo, ho collaborato con la Casa editrice Narwain, realizzando qualche illustrazione per un progetto del regista-horror Brian Yuzna che è stata stampata soltanto in America. Alla Bonelli mi sono presentato proprio mentre stavo muovendo i primi passi con Lazarus. E devo ringraziare, prima di tutti, Luca Del Savio e Mauro Boselli, che hanno sopportato per anni i miei incessanti tentativi di entrare nella squadra dei disegnatori bonelliani. Alla fine, eccomi qui, approdato tra le braccia di Dampyr.

Dagli esordi su “Erinni” al tuo primo Dampyr, il tuo tratto ha vissuto una costante evoluzione. Quali sono gli autori che più ti hanno aiutato nella definizione del tuo stile attuale?

In modo differente ho subìto molte influenze da tanti autori diversi. Tra i disegnatori americani cito Adam Hugues (con le sue donne affascinanti e il suo tratto morbido), Travis Charest, che apprezzo per il segno ricco che dona alle tavole, Alex Ross, soprattutto per quanto riguarda le illustrazioni, e Frank Miller, che racconta per immagini come pochi altri. Tra i cartoonist italiani mi piacciono soprattutto il tratto elegante di Sergio Toppi, il dinamismo super-eroistico di Claudio Castellini, le atmosfere di Corrado Roi, e la plasticità dei disegni di Massimiliano Frezzato e Alessandro Barbucci. Altri autori internazionali che apprezzo particolarmente sono Moebius e Alberto Breccia, il cui stile ritengo sia quello che più si avvicina al livello tecnico-stilistico che vorrei raggiungere in futuro. Al di là dei fumetti, l’influenza maggiore su di me l’esercita… il cinema! Sono un cinedipendente! Questa passione (quasi morbosa, lo confesso) mi ha aiutato incredibilmente con la gestione della narrazione, stimolandomi nella ricerca delle inquadrature, nella definizione delle espressioni dei volti e così via…

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Come ti sei trovato a lavorare con uno sceneggiatore scrupoloso come Boselli? Conoscendo la sua meticolosità, crediamo che ti avrà inondato di materiale di documentazione...

Effettivamente, il mio tavolo da lavoro è stato sommerso da un'enorme quantità di materiale fotografico. Un intero cassetto della mia scrivania si è trasformato in un archivio ricco di fotocopie! Avere così tanta documentazione è stato utilissimo. Mi sono trovato bene perché anch'io, come Mauro, nutro una grande passione per i particolari (chiamiamola pure pignoleria). Tante immagini a disposizione hanno dato ancor più spessore alla sceneggiatura ed è stato più semplice per me immergermi nella storia, cosa fondamentale per una buona interpretazione. Un aspetto del lavoro di Mauro che, invece, mi ha davvero messo in difficoltà, è stato lo strano codice segreto con il quale è solito adornare le sceneggiature: strani colpi di penna che, a una prima analisi, potrebbero sembrare note scritte in un corsivo frettoloso…. Invece, sono dei veri e propri codici indecifrabili! Credo che soltanto quando ne sarò degno, riuscirò a carpire i misteriosi significati di quei segni. Nel frattempo, mi lancio in tentativi di traduzione, nella speranza di non sbagliare!

In un fumetto come Dampyr, l'atmosfera creata dai disegni che visualizzano la sceneggiatura è importantissima. Quali sono stati gli accorgimenti e i “trucchi” di cui ti sei servito per immergere il lettore tra le pagine di  "Harlequin"?

Naturalmente è solo una mia speranza quella di essere riuscito a rendere nella maniera più adeguata le atmosfere horror-fantastiche di “Harlequin”, le quali , a parer mio, sono state modellate da due elementi in particolare: le ombre, che accompagnano dolcemente le scene solari fino a giungere a inspessirsi e a caricarsi nei momenti di pathos, e un segno grafico non troppo pulito, che, in certi punti, ha raggiunto quasi i livelli di uno schizzo istintivo. Ai lettori lascio giudicare il risultato…

E dopo questa storia? A che cosa stai lavorando, attualmente?

Sono già all'opera su un'avventura dampyriana ambientata nella magica Praga. Non posso dire molto perché, in questo momento, sono alle prese proprio con le primissime pagine. Vi anticipo solamente che la città è velata da un sottile manto di neve che le dona un'atmosfera davvero speciale…