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L'8
ottobre segna l'esordio di una nuova miniserie bonelliana: Shanghai
Devil. Creata da Gianfranco Manfredi, la collana costituisce un seguito
delle avventure di Ugo Pastore, già tra i protagonisti di
Volto Nascosto, spostando l'azione nella Cina di fine Ottocento/inizio
Novecento. Diciotto episodi che ci facciamo presentare a grandi linee
dallo stesso Manfredi con cui abbiamo fatto un'interessante
chiacchierata.
Al
di là degli speciali, è la prima volta che una
miniserie Bonelli gode di un vero e proprio seguito, una sorta di
seconda stagione delle sue avventure: hai percepito questa
"responsabilità" mentre mescolavi gli ingredienti di
Shanghai Devil? E come è nata questa opportunità?
Sinceramente,
non mi ero neanche accorto che fosse la prima volta. D'altro canto, se
una serie a termine ha dei buoni risultati, è verosimile che
si possa pensare di programmarne una seconda stagione. Va
però detto che Shanghai Devil, per quanto idealmente
collegata a Volto Nascosto, è una serie del tutto
indipendente e con caratteristiche ben diverse, a cominciare dal fatto
che in Volto Nascosto i personaggi principali erano quattro, mentre qui
Ugo Pastore è protagonista assoluto.
Dal
tardo Ottocento romano (e nordafricano) alla fine dello stesso secolo
in Cina: Ugo Pastore sa cosa lascia (briganti, intrighi politici, trame
amorose, eserciti in lotta eccetera), ma non sa cosa trova... Shanghai
sarà così differente, o il nostro protagonista
scoprirà che "tutto il mondo è paese"?
Giusta
la prima. Non è vero che "tutto il mondo è
paese". Personalmente mi sforzo di essere sempre sensibile alle
differenze. Per me vale un altro proverbio: "Il mondo è
bello perché è vario." Il bello della Cina
è che gli occidentali, da sempre, fanno molto fatica a
capirla, anche perché ne ignorano la Storia e la Cultura. A
Ugo capita così, ed è capitato così
anche a me affrontando questo progetto: la Cina è
complicata. Guai ad avere la presunzione di affermare: "Adesso ve la
racconto io, com'è". Tantomeno in un fumetto. Si possono al
massimo riconoscere le interpretazioni
sbagliate del passato e provare a non ripeterle. Ma saggezza impone di
occuparsi più del lato avventuroso, cioè delle
vicende di pura fantasia, piuttosto che di quello storico-critico che
compete agli studiosi. Del resto anche il cinema cinese, se ci fate
caso, tende all'avventura epica e persino alla favola folclorica, assai
più che alla puntuale ricostruzione storica. Dal principio
alla fine di Shanghai
Devil io ho sempre sottolineato l'aspetto misterioso della Cina, sia
per onestà intellettuale, sia perché ogni
avventura esotica si costruisce attorno al Mistero. Il fascino di un
Paese sta nel fatto che non lo conosciamo proprio, e così il
racconto avventuroso diventa una sorta di esplorazione. Il riferimento
alla Storia reale è sempre importante, nelle mie serie, a
cominciare da Magico Vento,
ma non per fare un racconto didascalico. Una buona dose di
approfondimento serve soprattutto a evitare clamorosi errori. Tipo
quelli, anche divertenti, dei classici romanzetti e fumetti d'avventura
che mettevano, che so, le tigri in Africa, o che battezzavano "Re della
Jungla" il leone che invece non ci entra mai nella foresta,
perché abita la savana. Oggi simili ingenuità non
sono più consentite, anche perché se uno scrive
un'inesattezza (anche trascurabile) i lettori se ne accorgono subito,
andando a controllare su Internet. Dunque, ci tocca essere tutti
più attenti. Ma questo scrupolo non deve limitare la
fantasia.
Oltre
a Ugo, ci saranno altri personaggi provenienti da Volto Nascosto, nella
tua nuova saga?
Soltanto
Enea, il padre di Ugo. I personaggi che si muovono attorno a Ugo sono
tutti nuovi e distribuiti in modo diverso. Per esempio, un paio di
personaggi fondamentali (il trafficante milanese Evaristo Cazzaniga
detto Risto, e l'avvenente spia britannica Lady Jane) compaiono a
partire dalla sesta puntata, non fin dal principio. La serie
è basata su una stretta continuity in progress,
cioè le avventure si sviluppano in crescendo, attraverso
molti colpi di scena e soluzioni, spero, sorprendenti.
Sappiamo
che il racconto prende il via nel 1897 e ci hai già rivelato
che vorrai raccontare, tra le pagine degli albi, la cosiddetta "Rivolta
dei Boxer" che storicamente ha avuto inizio un paio d'anni
più tardi. Questo evento, dunque, costituirà il
punto di arrivo per la storia di Shanghai Devil?
Ugo
passa il suo primo anno di soggiorno a Shanghai studiando il cinese,
dunque la storia vera e propria si ambienta più a ridosso
della rivolta dei Boxer e del precipitare degli eventi nell'anno 1900.
È inevitabile sintetizzare con degli stacchi e dei salti di
tempo un racconto storico. Tanto per fare un esempio, il celebre film
"55 giorni a Pechino" (1963) non sta ovviamente a raccontare ogni
singolo giorno. Ci si sofferma sui momenti essenziali e si sveltiscono
certi passaggi.
La
scelta di ambientare le avventure in questo specifico momento storico
nasce da una tua ben precisa passione o dal desiderio di esplorare un
momento e un luogo spesso messi da parte dalla cultura occidentale?
L'esplorazione
è importante, come ho detto, anche al fine di sforzarsi di
essere meno ignoranti e approssimativi nei giudizi. Tuttavia quello
della "Rivolta dei Boxer" è un periodo cruciale. Di fatto,
si tratta della vera Prima Guerra Mondiale, perché ha visto
coinvolte tutte le principali potenze. Oltre a quelle europee, gli
USA e il Giappone. I britannici, poi, impiegarono in Cina anche truppe
bengalesi. Si tratta dunque di un crogiuolo che oggi definiremmo
multietnico. Inoltre va evidenziato e corretto uno dei nostri errori
più comuni, quello di considerare i cinesi tutti uguali,
mentre non è affatto così. Tra i cinesi che
vivono vicino al Tibet e quelli che vivono vicino alla Mongolia, ci
sono differenze abissali. Nel fumetto, ho cercato anche di mostrare
come fosse diversa la realtà di Shanghai da quella di
Tientsin e di Pechino. A volte, sembra persino che nella Cina
dell'epoca, oltre alle differenze geografiche e culturali, ci fosse un
vero mix di periodi storici
diversi. Se si guardano le foto di quel tempo, è facile
vedere che nell'Esercito Imperiale c'erano truppe con divise moderne,
altre con divise che sembrano residuati del medioevo. Il passato si
mescolava con l'attuale, anche negli usi e costumi, negli oggetti
quotidiani. C'erano civili cinesi che vestivano all'occidentale e altri
che si mantenevano legati alla tradizione. Questo si vede benissimo nei
film cinesi dedicati a quel periodo. Io e i disegnatori abbiamo cercato
di mettere in pagina questa estrema varietà di condizioni e
di atteggiamenti.
A
proposito di disegnatori, le tavole che abbiamo visto in anteprima
(alcune delle quali mostriamo in questa stessa pagina) sembrano ricche
di dettagli architettonici, di costumi, oggetti dell'epoca
accuratamente riprodotti. Quanta documentazione hai fornito al tuo
staff? E già che ci siamo, presentaci la squadra di Shanghai
Devil.
Temevo
che si ripetesse l'esperienza che avevo fatto con Volto Nascosto, dove
avevo avuto una certa difficoltà a reperire documentazione
visiva di posti e luoghi e foto storiche. Invece con la Cina
è andata benissimo. Si trova in rete una montagna di
documentazione fotografica. Mi hanno aiutato anche alcuni lettori
che mi hanno inviato repertori fotografici dalla Cina e persino dei
brevi filmati, speditimi addirittura da Londra, girati per le strade di
Shanghai in quel periodo. Il cinema era stato appena inventato ed era
nato documentaristico. I fratelli Lumière proiettarono il
loro film
La sortie des usines (L'uscita dalle fabbriche) nel 1895. Intorno al
1900 c'erano già dei documentaristi britannici in Cina.
Credo che i disegnatori si siano appassionati di fronte a questi
materiali visivi che offrivano spunti infiniti. Infatti il loro lavoro
è stato notevolissimo. Le tavole sono altamente
spettacolari, e sicuramente in questo le scenografie giocano il loro
ruolo. La squadra dei disegnatori proviene in parte da Magico Vento e
in parte da Volto Nascosto. Nell'ordine di pubblicazione sono questi:
Massimo Rotundo, Alessandro Nespolino, Stefano Biglia, Roberto Diso,
Darko Perovic, Giuseppe Barbati e Bruno Ramella, Raffaele Della Monica,
Paolo Raffaelli. Alle copertine, Corrado Mastantuono.
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