IL RITORNO DI SHERLOCK HOLMES!

   
 
 


 
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Carlo Recagno, oltre ad affiancare nel lavoro redazionale di Martin Mystère Alfredo Castelli, è uno sceneggiatore che ha fortemente legato il suo nome al Detective dell’Impossibile, creando saghe come quella degli dei nordici, esplorando a fondo il personaggio di Sergej Orloff e architettando avventure che hanno svelato numerosi segreti dell’universo “mysteriano”. In diverse occasioni è riuscito a intrecciare la Storia con la “S” maiuscola con quella della base segreta di Altrove, tessendo trame complesse e coinvolgendo personaggi famosi come Sherlock Holmes. Dopo aver creato una trilogia “holmesiana” pubblicata qualche anno addietro, Recagno ha voluto far tornare in scena il detective di Baker Street nell’undicesimo albo di Storie da Altrove, in edicola da pochi giorni. Gli abbiamo chiesto di sottoporsi al fuoco di fila delle nostre domande e di svelarci i segreti di questa avventura.

In che epoca ci trasporta Storie da Altrove di quest'anno? E quali personaggi storici incontreremo?

Questa volta torna un personaggio già incontrato: Sherlock Holmes, il protagonista dei numeri 2, 3 e 5, che furono molto apprezzati dai lettori. Questo albo è ambientato qualche anno prima. L’idea, che ci crediate o no, non è venuta a me, ma ad Alfredo Castelli, il quale ha notato che madame Helena Petrovna Blavatsky (uno di quei personaggi ai quali abbiamo accennato diverse volte su Martin Mystère, senza mai trattarli direttamente) è morta nel maggio 1891, proprio pochi giorni dopo lo scontro finale tra Sherlock Holmes e il suo arcinemico, il professor Moriarty (narrato nel racconto “Il problema finale”, di Sir Arthur Conan Doyle). Il Buon Vecchio Zio Alfy ha ipotizzato che tra i due avvenimenti ci fosse un legame, e mi ha chiesto di sviluppare questo spunto. Io, naturalmente, sono stato ben contento di tornare nel mondo di Holmes, e non me lo sono fatto chiedere due volte. La vicenda ha inoltre un sostanziale prologo ambientato nel 1859, quando una massiccia tempesta solare fece sentire i suoi effetti anche sulla Terra. Le radiazioni elettromagnetiche provocarono effetti di aurora boreale a diverse latitudini, e mandarono in tilt i telegrafi. Se un fenomeno del genere si ripetesse oggi con la stessa intensità, manderebbe fuori uso i satelliti e le reti informatiche, paralizzando le comunicazioni in mezzo mondo; una catastrofe, insomma.

Da "holmesiano" di ferro quale sei, siamo certi che tu sia riuscito a inserire perfettamente la storia nella continuità narrativa del detective di Baker Street. È stato difficile? Come hai progettato questo "incastro"?

Nel racconto “Il problema finale”, Sir Arthur Conan Doyle fece morire Holmes, ma, alcuni anni dopo, a furor di popolo, lo riportò in vita, rivelando che era sopravvissuto, ma aveva deciso di entrare in clandestinità per dare la caccia ai complici di Moriarty. Nel corso degli anni un gran numero di sherlockiani, sia affermati romanzieri che semplici fan, si sono divertiti a immaginare le avventure vissute dal grande detective nel periodo in cui si era lasciato credere morto. Io mi sono inserito in questa tradizione, fornendo una ipotesi che si inserisce benissimo nell’universo di Martin Mystère. La vera difficoltà è stata tenere Holmes lontano da “Altrove”, dato che negli albi precedenti avevo stabilito che il detective aveva appreso dell’esistenza della mysteriosa base soltanto nel 1895 (cioè quattro anni dopo questa storia). Quindi ho dovuto fare muovere Holmes e gli agenti di “Altrove” su binari paralleli, e su aspetti diversi della vicenda, senza mai farli incontrare, se non nel finale; e anche lì ho dovuto fare i salti mortali per rispettare la continuity e mantenere Sherlock all’oscuro di molte cose. Spero di essermela cavata!

 

Nell'avventura si viaggia molto, da Altrove a Londra, da Firenze al Tibet. È stato complesso il lavoro di documentazione visiva necessario a riproporre questi luoghi alla fine del secolo diciannovesimo?

Cerco sempre di documentarmi al meglio sui luoghi in cui sono ambientate le storie (come possono testimoniare i disegnatori, che si trovano regolarmente inondati da vagonate di documentazione iconografica, che spesso intasa le loro caselle di posta elettronica), e questo vale in particolar modo per gli albi di “Altrove”, che sono in un certo senso romanzi storici. Fortunatamente su Internet si trovano abbastanza facilmente immagini e foto d’epoca. A volte mi chiedo come facevamo quando la “grande rete” non esisteva ancora! (La risposta, naturalmente, è: ci arrangiavamo lo stesso, ma con molta più fatica, andando in giro per biblioteche).

 
  

Negli ultimi anni si è ripetuta l'equazione Carlo Recagno + Sergio Giardo = Storie da Altrove. Cosa ci state preparando per il 2009?

Già, questo è il quarto “Altrove” che realizziamo assieme, e non ci siamo ancora stancati di collaborare. Il prossimo albo, che abbiamo iniziato da poco, parte dalla premessa (vera) che, nel 1890, il giovane Albert Einstein visse per qualche tempo con la famiglia a Pavia, nella stessa casa nella quale aveva abitato, nel 1808, Ugo Foscolo. Ho subito pensato che ci doveva essere un legame, qualcosa di mysterioso lasciato dall’autore de “I sepolcri” e poi ritrovato dall’ideatore della teoria della relatività. La vicenda sarà ambientata in larga parte tra il 1902 e il 1904, nel periodo in cui Einstein era impiegato all’ufficio brevetti di Berna, ed era sposato con la prima moglie Mileva. Vedremo un Einstein giovane, poco prima che pubblicasse le teorie che poi gli valsero il Nobel. Di lui mi hanno interessato subito certi particolari del suo lato umano, come il fatto che per schiarirsi la mente avesse l’abitudine di suonare il violino, strumento con il quale pare che fosse non solo piuttosto bravo, ma anche abile improvvisatore. Ricorda un po’ un certo detective di Baker Street…