ALMANACCO DELL' AVVENTURA 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esplorare i generi narrativi più popolari, puntando i riflettori sugli autori e i personaggi che, nel corso del tempo, li hanno meglio rappresentati: è questo l'obiettivo che si pone la Collana Almanacchi. E anche l’Almanacco dell’Avventura 2004, “sponsorizzato” da Zagor, continua su questa strada, con tre illustratissimi servizi dedicati ai film di guerra, al capolavoro a fumetti di Milton Caniff, “Terry e i Pirati”, e a Lawrence d’Arabia, l’ufficiale inglese che guidò la rivolta degli arabi contro i turchi nella Prima Guerra Mondiale. Nella storia inedita e completa del Re di Darkwood ospitata dall’Almanacco (e illustrata da Colombi con uno stile grafico particolare, quasi ottocentesco), facciamo la conoscenza del folle cacciatore Catler. Deciso ad arricchire la propria collezione di trofei con la testa di un puma bianco che gli indiani considerano intoccabile, Catler non esita a torturare e uccidere i pellerossa di Darkwood, e a rapire lo stregone Molti Occhi. Secondo le leggende, però, il puma sacro è in grado di trasformarsi in un orrido spirito vendicatore. E Catler si rende conto troppo tardi di quanta verità ci sia dietro quelle che lui reputa soltanto sciocche superstizioni...
Vi diamo qui di seguito una breve anticipazione degli articoli che potete leggere nell’Almanacco!

Destinazione:  Inferno!
di Maurizio Colombo

“Scattate tutti sull’attenti e, se sapete farlo, esibitevi in un bel saluto militare! Stiamo per parlare di un genere illustre, il war-movie, praticamente nato con il cinema, coetaneo del western e, a differenza dell’illustre “compagno di culla” ormai morto e sepolto, ancora oggi sulla breccia in tutti i botteghini del mondo. I punti di contatto tra gli ingredienti tipici dei due generi sono più numerosi di quanto si possa pensare. Per esempio: la predominanza di eroi maschili e l’amicizia virile tra questi ultimi; la scuola di vita rappresentata dal rapporto tra il vecchio esperto e il giovane pivello (nel western, il vecchio è un pistolero, qui è un sergente di ferro); il nemico rappresentato in termini esasperatamente negativi (così come gli indiani erano considerati soltanto sanguinari collezionisti di scalpi); la struttura del racconto imperniata sul percorso compiuto per portare a termine una missione; l’arruolamento di vari protagonisti, ognuno con una particolare abilità (la differenza tra ‘I magnifici sette’ e ‘Quella sporca dozzina’ sta, a parte l’ambientazione, unicamente nel numero!)...” .

L’uomo che sognò il suo destino
di Francesco Specchia

“Tutti gli uomini sognano, ma non nello stesso modo. Quelli che sognano la notte e nei recessi polverosi della mente si risvegliano di giorno per scoprire che l’oggetto del sogno era del tutto irreale; ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché possono mettere in pratica i loro sogni con gli occhi aperti, per renderli possibili. Questo ho fatto io...’. Quando Thomas Edward Lawrence vergò queste righe epiche e inquiete era l’ottobre del 1925. Il Colonnello Lawrence, dal suo cottage di Clouds Hill, nel Dorset, a un paio d’ore da Londra, se ne stava mollemente sdraiato su un letto tagliato a mo’ di sofà; il modo più semplice per lasciarsi sopraffare dalla propria leggenda. Clouds Hills, d’inverno, è il Walhalla degli eroi stanchi, la risacca malinconica della nostalgia. Lo sguardo di Lawrence vagava tra le fronde di querce e rododendri che carezzavano il tetto; scivolava sulla libreria in ebano zeppa di classici; transitava sul bagnetto con oblò in alluminio che pareva quello d’un catamarano diretto nel cuore del Mediterraneo; e si fermava, infine, sull’architrave d’ingresso con una scritta in greco presa da Erodoto – ‘Che importa’ – che gli dava la misura esatta del suo doloroso distacco dal mondo. Mentre, in sottofondo, partiva impietosa ‘La Caduta degli dei’ di Wagner diretta da Stokowski, Lawrence sbrigliava i sogni, e pensava che, a trentotto anni appena compiuti, aveva già vissuto tre vite. Ed era riuscito, straordinariamente, a sprecarle tutte...”.

Il moschettiere biondo
di
Graziano Frediani
“Il 22 ottobre 1934, quando il cartoonist Milton Caniff esaudendo una richiesta del dispotico proprietario del Chicago Tribune-New York News Syndicate, Joseph M. Patterson, varò una nuova striscia d’ambientazione esotica, non ricorse a ingredienti particolarmente originali. In ‘Terry e i Pirati’, così aveva scelto di chiamarla, riecheggiavano scenari e personaggi all’epoca comunissimi nelle pagine dei quotidiani nord-americani dedicate ai fumetti: c’era un orfano vagabondo (come la ‘Little Orphan Annie’, di Harold Gray), che non esitava a spingersi negli angoli più lontani del pianeta (come il famoso ‘Tim Tyler’s Luck’, o se volete ‘Cino e Franco’, di Lyman Young, o i meno noti ‘Donnie’, di Darrel McClure, e ‘Ming Foo’, di Brandon Walsh e Nicholas Afonsky, chiamati in italiano rispettivamente ‘Baldo’ e ‘La Rondine dei Mari’), alla ricerca di un tesoro perduto (come accadeva in ‘Wash Tubbs’, di Roy Crane, e in ‘Topolino e l’Isola del Tesoro’, di Floyd Gottfredson), accompagnato da un rassicurante coprotagonista adulto. Una trovata, quest’ultima, che ricordava assai da vicino quella già usata alcuni mesi prima dallo stesso Caniff, per rivitalizzare la strip di ‘Dickie Dare’, il bimbo che volava ‘sul tappeto magico della sua fantasia’, vivendo mille peripezie immaginarie al fianco di Robin Hood, Aladino, Robinson Crusoe, Custer e Capitan Kidd. Ma poiché il pubblico non dimostrava troppo entusiasmo nei suoi confronti, Caniff aveva deciso di abbinare al piccolo, tenero Dickie un aitante uomo d’azione, Dan ‘Dynamite’ Flynn, che doveva portarlo con sé in giro per il pianeta, a correre rischi veri in prima persona, contro tagliagole, legionari, pirati (potevano mancare?) e contrabbandieri d’armi. Niente di meglio per catturare l’interesse di un pubblico di adulti-bambini, consapevoli, come diceva Caniff, ‘di trascorre una vita monotona e piatta, e che sognavano di evadere in posti strani e misteriosi’…”.