Svolge un’attività decisamente
rischiosa, com’è da abitudine per gli eroi di Casa Bonelli, insieme a due
insoliti compagni, combattenti dalla tempra eccezionale. Tutti loro sono
abituati a scrutare il fondo del terrore, non solo metafisico. Parliamo di
Harlan Draka, meglio conosciuto come il Dampyr, di Tesla, una non-morta
affrancatasi dal suo padrone vampiro e di Kurjak, catapultato nell’orrore
dalla follia della guerra che ha insanguinato di recente i Balcani e che
ha deciso di seguire la sua vocazione alla lotta in una prospettiva più
nobile e giusta. Nelle avventure di questa squadra di cacciatori di
vampiri e demoni si mescolano le suggestioni della grande letteratura
fantastica, del mito, delle culture popolari e della storia, passata e
contemporanea, sempre ricostruita con grande puntiglio documentale, pur se
con tutta la libertà che lo sviluppo della narrazione richiede. Ne
parliamo con uno dei due creatori della saga di Dampyr, Mauro Boselli.

Dopo
quasi quattro anni di pubblicazione, Dampyr ha tracciato in maniera assai
definita le coordinate narrative della saga: impegno, attenzione alla
storia contemporanea, riferimenti letterari (non solo di genere), persino
una sottotrama di taglio “psicoanalitico”, la ricerca, da parte di Harlan,
del padre e la relazione ambigua e conflittuale che c’è tra loro. Quali di
questi elementi sono quelli “drammaturgicamente” più rilevanti per te e
che conti di sviluppare come una vera e propria cifra stilistica della
serie?
Accidenti, che domandone!
È quasi complicata come una delle mie storie. In effetti, proprio questo è
il punto. Io coltivo una spiccata preferenza per l’intreccio e la
contaminazione di elementi eterogenei. Mi piace che, all’interno delle
storie, diversi fili narrativi corrano paralleli per poi intrecciarsi
inesorabilmente fino a determinare un epilogo di forte impatto e, mi
auguro, sorprendente. È un gusto che mi deriva dalla passione per il
romanzo ottocentesco, quello più o meno “popolare” di Charles Dickens,
Eugene Sue, Alexandre Dumas, Fedor Dostoevskij. Confesso che talvolta temo
di imbrogliare un po’ troppo le carte, ma preferisco un racconto elaborato
a narrazioni più lineari. Proprio per questo motivo, mi è difficile, su
due piedi, dire quali elementi finirò per privilegiare in seguito. Di
sicuro, proverò a non esagerare con le citazioni, che cerco di non far
risultare mai come un semplice sfoggio di erudizione fine a se stesso,
bensì come un mezzo per inquadrare il racconto in un preciso ambito
narrativo e, soprattutto, emotivo. In quanto al rapporto di Harlan con il
padre, si tratta ovviamente di un tema portante della serie, perché nella
mente dell’Eroe (e dei lettori) deve riaffiorare ogni tanto l’inespressa
domanda: perché un vampiro ha messo al mondo un dampyr, ossia il suo
nemico? È la domanda che tormenta anche gli altri Maestri della Notte e
una questione di assoluto rilievo. Quali sono le reali intenzioni di Draka
senior? Naturalmente, è una incognita che non intendo sciogliere subito,
ma già nei prossimi mesi, in un ciclo di storie collegate, emergeranno
nuovi, ambigui elementi.
L’allestimento
dello scenario in cui far muovere un personaggio condiziona lo sviluppo
del racconto; alla luce di questi tre anni e mezzo, cosa cambieresti nelle
premesse narrative che sottostanno alla creazione di Dampyr?
Non cambierei niente.
Aver ideato con Maurizio Colombo un certo tipo di vampiri, con il
conseguente obbligo di seguire delle regole narrative precise (per
esempio, solo Dampyr può uccidere i Maestri) rappresenta una carta
vincente per noi sceneggiatori. Per scrivere una storia è necessario
assegnarsi un tracciato su cui procedere, senza contare che, a volte, è
utile avere delle regole anche per poterle aggirare o decisamente
trasgredire! Ancora sull’ambientazione o sugli schemi delle storie di
Dampyr, voglio dire che alla struttura che caratterizzava i primi numeri,
del tipo “Dampyr si scontra con il Maestro e lo uccide”, se ne è
sostituita da qualche tempo un’altra, anzi, molte altre; chi ha avuto la
pazienza di seguirci avrà notato che la nostra serie presenta oggi una
sorta di movimento centrifugo, in cui gli spunti narrativi, le
ambientazioni e le tematiche si propongono di volta in volta come modelli
diversi e complementari. Nel definire le linee portanti della nostra
serie, poi, io e Maurizio Colombo ci siamo imbattuti in un classico caso
di “serendipità” (una sorta di talento involontario nel valorizzare
efficacemente una imprevista combinazione di elementi rinvenuti
casualmente): aver scovato, fin dal primo numero, gli ideali compagni
d’avventura dell’Eroe. Qui, infatti, voglio svelarvi un piccolo segreto:
anche se, in apparenza, il terzetto composto da Kurjak, Dampyr e Tesla
sembra studiato a tavolino in base allo schema “umano, mezzo-umano, mostro”,
ma anche in omaggio ai classici dell’Avventura, dai Tre Moschettieri a Tex
e ai suoi pards, la verità vera è che Kurjak e Tesla sono arrivati per
caso e si sono installati al fianco dell’Eroe perché loro stessi avevano
deciso così! Dopo averli conosciuti, io e Colombo ci siamo persuasi che
quell’incontro rappresentava un buon auspicio, proprio come quello,
memorabile, tra il giovane d’Artagnan con Athos, Porthos e Aramis. Da quel
momento, si può dire che la serie è quasi andata avanti da sola.
Raccontaci
qualcosa del futuro di Dampyr. Si prevedono cicli più ampi che, pur nel
rispetto dell’autoconclusività degli albi, sviluppino delle vere e proprie
“mini saghe”?
Le “mini saghe” sono presenti nella serie già da tempo. Nei prossimi mesi
ne svilupperemo alcune all’interno di una sorta di trasferta “britannica”
che prenderà le mosse dall’albo di settembre: una storia di Alberto
Ostini e Giovanni Bruzzo, ambientata nella turbolenta Irlanda del Nord, in
cui fa la sua comparsa un Maestro di cui ignoriamo, per il momento, il
nome, ma che si rivelerà un irriducibile nemico della stirpe dei Draka.

In ottobre rivedremo Amber Tremayne (ricordate la bella vampira dai capelli
rossi apparsa sul
numero 3 della serie, “Fantasmi di sabbia”?), coprotagonista di una mini saga celtica in due numeri, a firma mia e di
Mauro Laurenti (disegni), che svelerà molte cose del suo passato, oltre a
mettere in scena personaggi che ritroveremo anche in futuro, come
l’archeologo Matt Shady. In dicembre, l’anonimo Maestro di cui si diceva
poc’anzi tornerà ad agire in una storia di ambientazione londinese:
finalmente conosceremo il suo nome e apprenderemo in che modo il suo
destino si leghi al lignaggio dei Draka. Anche di Harlan scopriremo cose
finora mai rivelate.

Per continuare con le anticipazioni, in
gennaio i
nostri opereranno in Scozia, ospiti del castello dell’antica famiglia dei
De Vere, dove incroceranno le armi con la setta dei “Lupi Azzurri”(disegni
di Alessandro Bocci). A febbraio, i disegni di Fabio Bartolini
illustreranno una storia in cui sapremo chi è a capo della multinazionale
del terrore, la Temsek: che sia davvero Draka senior, come alcuni indizi
finora visti lascerebbero supporre?

Come vedete, le novità in preparazione
sono tante e, per tornare a qualche considerazione svolta prima, si tratta
di spunti già contenuti in coordinate narrative tracciate da tempo; fili
che vengono ripresi per ordire nuovi percorsi della lunga avventura di
Dampyr. Nei mesi successivi, cito alla rinfusa per stuzzicare la vostra
curiosità, ritroveremo il poeta parigino Victor e la sua amata vampira
Araxe, il misterioso Erlik Khan e, nel numero 50, Nikolaus e altri dèmoni.
